Ad Atene va il merito della vittoria finale
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro L'ordine delle parole

Inizio: και ουδε ταυτ'απεχρεσεν αυτοις, αλλα προς χιλιας και διακοσιας τριερεις μονοι διαναυμαχειν εμελλεσαν

fine: ουδεις δε προς εμας ουτως εχει δυσμενως οστις ουκ αν ομολογεσειεν δια μεν τεν ναυμαχιαν εμας τω πολεμω κρατεσαι, ταυτες δε τεν πολιν αιτιαν γενεσθαι

TRADUZIONE

E non basta: si prepararono a combattere soli contro milleduecento navi. Ma non fu loro concesso, perché i Peloponnesiaci, umiliati dal nostro coraggio e consapevoli che in caso di nostra disfatta neanche loro si sarebbero salvati, mentre in caso di vittoria gettavano il loro paese nel disonore, si trovarono costretti a partecipare alla guerra. E parliamo di questa guerra. Non vedo il motivo di perdere tempo a raccontare i tumulti delle azioni, le grida, le esortazioni, che sono comuni a tutte le battaglie navali. II mio compito è invece esporre i fatti significativi, quelli che dimostrano la tesi dell'egemonia e si accordano con quanto ho detto sopra. E dunque dirò che la nostra città era talmente superiore alle altre, quando era intatta, che, anche dopo essere stata devastata, mise insieme per difendere la Grecia più triremi di tutti gli altri combattenti. E nessuno è così prevenuto contro di noi da non ammettere che se i greci hanno vinto la guerra è stato grazie alla battaglia navale e che di quella battaglia la nostra città è l'artefice.