Ἐγὼ μὲν γὰρ ὑπὲρ τούτων οὐ μόνον πόλεμον, ἀλλὰ καὶ φυγὰς καὶ θανάτους οἶμαι προσήκειν ἡμῖν ὑπομένειν· πολὺ γὰρ κρεῖττον ἐν ταῖς δόξαις αἷς ἔχομεν τελευτῆσαι τὸν βίον μᾶλλον ἢ ζῆν ἐν ταῖς ἀτιμίαις ἃς ληψόμεθα ποιήσαντες ἃ προστάττουσιν ἡμῖν. Ὅλως δ' εἰ δεῖ μηδὲν ὑποστειλάμενον εἰπεῖν, αἱρετώτερον ἡμῖν ἐστιν ἀναστάτοις γενέσθαι μᾶλλον ἢ καταγελάστοις ὑπὸ τῶν ἐχθρῶν. Τοὺς γὰρ ἐν ἀξιώμασιν καὶ φρονήμασιν τηλικούτοις βεβιωκότας δυοῖν δεῖ θάτερον, ἢ πρωτεύειν ἐν τοῖς Ἕλλησιν, ἢ παντάπασιν ἀνῃρῆσθαι μηδὲν ταπεινὸν διαπραξαμένους, ἀλλὰ καλὴν τὴν τελευτὴν τοῦ βίου ποιησαμένους.

Traduzione libera

Io per cose come queste penso che dovremmo essere disposti a sopportare non solo una guerra, ma anche la fuga in esilio e la morte. Sarebbe infatti molto meglio morire perdurando nella fama che abbiamo oggi, piuttosto che vivere macchiati dall’umiliazione che ci deriverebbe dal fare le cose che essi ci consigliano. E se bisogna dire la verità fino in fondo, sarebbe meglio per noi schierarci coi rivoltosi, piuttosto che con soggetti risibili agli occhi dei nemici. Delle due l’una, infatti, per gente che ha vissuto all’insegna di alte considerazioni e di alti pensieri: o per essi è destino primeggiare sui Greci, oppure essere spazzati via, senza comunque abbassarsi a nulla di meschino, ma tendendo piuttosto a una morte onorevole.

Traduzione letterale e spiegazione del testo frase per frase