Θαυμαζω δ' οταν ιδω τουτους μαθητων αξιουμενους, οι ποιητικου πραγματος τεταγμενην τεχνην... παιδευειν τους αλλους επιχειρουσιν. (Isocrate contro i sofisti)

Mi meraviglio quando vedo giudicati degni di avere discepoli questi uomini che, senza accorgersene, portano unprocedimento fisso come esempio di un'arte creativa. Chi, eccetto loro, ignora che la scrittura è immobile e immutabile, di modo che usiamo sempre gli stessi segni per gli stessi suoni, mentre per l'arte oratoria accade esattamente il contrario? Ciò che è stato detto da altri non è ugualmente utile per chi parla dopo di lui, anzi in quest'arte sembra essere il più abile chi parla bensì in maniera conveniente al soggetto, ma riesce a trovare argomenti completamente diversi da quelli degli altri. Ed ecco la miglior prova della loro diversità: non è possibile che i discorsi siano belli se non si accordano con le circostanze, non sono adeguati al soggetto e non presentano novità d'espressione, mentre la scrittura non esige nessuno di questi requisiti. Perciò coloro che portano questi esempi sarebbe giusto pagassero anziché farsi pagare, perché, pur avendo essi stessi bisogno di molto studio, si propongono di educare gli altri.