οὐ γὰρ μόνον ἡμᾶς ἀλλὰ καὶ τὴν Λακεδαιμονίων πόλιν διέφθειρεν, ὥστε τοῖς εἰθισμένοις ἐπαινεῖν τὰς ἐκείνων ἀρετὰς οὐχ οἷόν τ' ἐστὶν εἰπεῖν τοῦτον τὸν λόγον, ὡς ἡμεῖς μὲν διὰ τὸ δημοκρατεῖσθαι κακῶς ἐχρησάμεθα τοῖς πράγμασιν, εἰ δὲ Λακεδαιμόνιοι ταύτην τὴν δύναμιν παρέλαβον, εὐδαίμονας ἂν καὶ τοὺς ἄλλους καὶ σφᾶς αὐτοὺς ἐποίησαν. Πολὺ γὰρ θᾶττον ἐν ἐκείνοις ἐπεδείξατο τὴν φύσιν τὴν αὑτῆς· τὴν γὰρ πολιτείαν ἣν ἐν ἑπτακοσίοις ἔτεσιν οὐδεὶς οἶδεν οὔθ' ὑπὸ κινδύνων οὔθ' ὑπὸ συμφορῶν κινηθεῖσαν, ταύτην ἐν ὀλίγῳ σαλεῦσαι καὶ λυθῆναι παρὰ μικρὸν ἐποίησεν. Ἀντὶ γὰρ τῶν καθεστώτων παρ' αὐτοῖς ἐπιτηδευμάτων τοὺς μὲν ἰδιώτας ἐνέπλησεν ἀδικίας, ῥᾳθυμίας, ἀνομίας, φιλαργυρίας, τὸ δὲ κοινὸν τῆς πόλεως ὑπεροψίας μὲν τῶν συμμάχων, ἐπιθυμίας δὲ τῶν ἀλλοτρίων, ὀλιγωρίας δὲ τῶν ὅρκων καὶ τῶν συνθηκῶν. Τοσοῦτον γὰρ ὑπερεβάλοντο τοὺς ἡμετέρους τοῖς εἰς τοὺς Ἕλληνας ἁμαρτήμασιν, ὅσον πρὸς τοῖς πρότερον ὑπάρχουσι σφαγὰς καὶ στάσεις ἐν ταῖς πόλεσιν ἐποίησαν, ἐξ ὧν ἀειμνήστους τὰς ἔχθρας πρὸς ἀλλήλους ἕξουσιν. [97] Οὕτω δὲ φιλοπολέμως καὶ φιλοκινδύνως διετέθησαν, τὸν ἄλλον χρόνον πρὸς τὰ τοιαῦτα πεφυλαγμένως μᾶλλον τῶν ἄλλων ἔχοντες, ὥστε οὐδὲ τῶν συμμάχων οὐδὲ τῶν εὐεργετῶν ἀπέσχοντο τῶν σφετέρων αὐτῶν, ἀλλὰ βασιλέως μὲν αὐτοῖς εἰς τὸν πρὸς ἡμᾶς πόλεμον πλέον ἢ πεντακισχίλια τάλαντα παρασχόντος, Χίων δὲ προθυμότατα πάντων τῶν συμμάχων τῷ ναυτικῷ συγκινδυνευσάντων, [98] Θηβαίων δὲ μεγίστην δύναμιν εἰς τὸ πεζὸν συμβαλομένων, οὐκ ἔφθασαν τὴν ἀρχὴν κατασχόντες, καὶ Θηβαίοις μὲν εὐθὺς ἐπεβούλευσαν, ἐπὶ δὲ τὸν βασιλέα Κλέαρχον καὶ στρατιὰν ἀνέπεμψαν, Χίων δὲ τοὺς μὲν πρώτους τῶν πολιτῶν ἐφυγάδευσαν, τὰς δὲ τριήρεις ἐκ τῶν νεωρίων ἐξελκύσαντες ἁπάσας ὤχοντο λαβόντες. [99] Οὐκ ἐξήρκεσε δ' αὐτοῖς ταῦτ' ἐξαμαρτεῖν, ἀλλὰ περὶ τοὺς αὐτοὺς χρόνους ἐπόρθουν μὲν τὴν ἤπειρον, ὕβριζον δὲ τὰς νήσους, ἀνῄρουν δὲ τὰς ἐν Ἰταλίᾳ καὶ Σικελίᾳ πολιτείας καὶ τυράννους καθίστασαν, ἐλυμαίνοντο δὲ τὴν Πελοπόννησον καὶ μεστὴν στάσεων καὶ πολέμων ἐποίησαν. Ἐπὶ ποίαν γὰρ τῶν πόλεων οὐκ ἐστράτευσαν; Ἢ περὶ τίνας αὐτῶν οὐκ ἐξήμαρτον; [100] Οὐκ Ἠλείων μὲν μέρος τι τῆς χώρας ἀφείλοντο, τὴν δὲ γῆν τὴν Κορινθίων ἔτεμον, Μαντινέας δὲ διῴκισαν, Φλιασίους δ' ἐξεπολιόρκησαν, εἰς δὲ τὴν Ἀργείων εἰσέβαλον, οὐδὲν δ' ἐπαύσαντο τοὺς μὲν ἄλλους κακῶς ποιοῦντες, αὑτοῖς δὲ τὴν ἧτταν τὴν ἐν Λεύκτροις παρασκευάζοντ

παρασκευάζοντες; Ἥν φασί τινες αἰτίαν γεγενῆσθαι τῇ Ζπάρτῃ τῶν κακῶν, οὐκ ἀληθῆ λέγοντες· οὐ γὰρ διὰ ταύτην ὑπὸ τῶν συμμάχων ἐμισήθησαν, ἀλλὰ διὰ τὰς ὕβρεις τὰς ἐν τοῖς ἔμπροσθεν χρόνοις καὶ ταύτην ἡττήθησαν καὶ περὶ τῆς αὑτῶν ἐκινδύνευσαν.

[95] La prova migliore: l'egemonia rovinò non solo noi, ma anche la città degli spartani, sicché gli esaltatori abituali delle loro virtù non possono fare questo ragionamento, che noi a causa del nostro governo democratico praticammo male gli affari pubblici, mentre, se gli spartani avessero conquistato questo potere, avrebbero reso prosperi gli altri e sé stessi. Fu proprio nel loro caso che esso rivelò più presto la sua natura: quel regime che in 700 anni, a quanto si conosce, non era stato scosso né da pericoli né da sventure, a causa dell'egemonia in breve tempo vacillò e per poco non si dissolse.

[96] Infatti, in luogo delle loro antiche istituzioni, il potere riempì i privati d'ingiustizia, d'indo­lenza, di disprezzo delle leggi, di avidità per il denaro, e la comunità statale di disprezzo per gli alleati, di cupidigia dei beni altrui, di noncuranza per i giuramenti e i trattati. Superarono a tal punto i nostri nelle colpe commesse a danno dei Greci che a quelli precedenti aggiunsero stragi e sommosse nelle città, in conseguenza delle quali i cittadini nutriranno eternamente rancori reciproci

[97] Divennero così smaniosi di guerre e di rischi, mentre in passato erano a tale riguardo più cauti degli altri, che non risparmiarono né i loro alleati né i loro benefattori ma, benché il Re avesse loro fornito per la guerra contro di noi più di 500 talenti, benché gli abitanti di Chio fossero stati i più zelanti di tutti gli alleati nel partecipare con la flotta ai loro pericoli,

[98] e sebbene i Tebani avessero contribuito alle loro forze di terra con grossissimi contingenti, non appena ebbero conquistato l'impero, contro i Tebani tramarono insidie contro il Re inviarono Clearco alla testa di un esercito e a Chio esiliarono i cittadini più importanti e, tirate fuori le triremi dagli arsenali, partirono prendendosele tutte.

[99] E non bastò loro macchiarsi di simili colpe, ma circa nello stesso tempo devasta­vano il continente asiatico, infierivano sulle isole, rovesciavano i governi democratici dell'Italia e della Sicilia sostituendoli con tiranni e infestavano il Peloponneso colmandolo di discordie e di guerre. Contro quale città non marciarono? O quale non offesero?

[100] Non tolsero agli Elei una parte del loro territo­rio, non saccheggiarono la regione di Corinto, non disper­sero gli abitanti di Mantinea, non assediarono Fliunte, non invasero il paese degli Argivi, insomma smisero mai di far del male agli altri e di preparare a sé la disfatta di Leuttra? Di essa alcuni affermano che fu la causa delle disgrazie di Sparta, senza dire la verità: non fu questa a farli odiare dagli alleati, ma fu per i soprusi dei tempi precedenti che subirono questa disfatta e corsero il pericolo di perdere la loro città.

[101] Bisogna ascriverne le cause non alle sventure successive, ma agli errori precedenti, dai quali furono trascinati a questo risultato. Quindi si parlerebbe con molto maggior verità, se si dicesse che l'inizio delle loro sventure ha coinciso con tentativo di conquistare l'impero del mare, perché cercavano di procurarsi un potere