Camillus denuntiat Gallis ut se ad proelium expediant. Suos in aceruum conicere sarcinas et arma aptare ferroque non auro reciperare patriam iubet, in conspectu habentes fana deum et coniuges et liberos et solum patriae deforme belli malis et omnia quae defendi repetique et ulcisci fas sit. Instruit deinde aciem, ut loci natura patiebatur, in semirutae solo urbis et natura inaequali, et omnia quae arte belli secunda suis eligi praeparariue poterant prouidit. Galli noua re trepidi arma capiunt iraque magis quam consilio in Romanos incurrunt. Iam uerterat fortuna, iam deorum opes humanaque consilia rem Romanam adiuuabant. Igitur primo concursu haud maiore momento fusi Galli sunt quam ad Alliam uicerant. Iustiore altero deinde proelio ad octauum lapidem Gabina uia, quo se ex fuga contulerant, eiusdem ductu auspicioque Camilli uincuntur. Ibi caedes omnia obtinuit; castra capiuntur et ne nuntius quidem cladis relictus. Dictator reciperata ex hostibus patria triumphans in urbem redit, interque iocos militares quos inconditos iaciunt, Romulus ac parens patriae conditorque alter urbis haud uanis laudibus appellabatu

Camillo intimò ai Galli di prepararsi alla battaglia. Ai suoi uomini diede disposizione di accatastare i bagagli, di preparare le armi per riconquistare la propria terra a colpi di spada e non al prezzo dell'oro, avendo davanti agli occhi i templi degli dèi, le mogli e figli nonché il suolo della patria segnato dalle atrocità della guerra e tutto ciò che era sacro dovere riconquistare, difendere e vendicare. Poi schierò le truppe in ordine di battaglia come la natura del suolo permetteva sul terreno di per sé accidentato della ormai semidistrutta Roma, e prese tutte quelle misure che l'arte militare permetteva di scegliere e di predisporre in favore dei suoi uomini. Disorientati da questa iniziativa, i Galli prendono le armi e si buttano all'assalto dei Romani più con rabbia che con raziocinio. Ma ormai la sorte era cambiata e la potenza divina e la saggezza umana erano dalla parte di Roma. Così, al primo scontro, i Galli vennero sbaragliati con minore sforzo di quanto essi ne avessero impiegato nella vittoria presso il fiume Allia. Poco dopo, in una seconda e più regolare battaglia a otto miglia da Roma sulla Via Gabinia, dove si erano raccolti dopo la fuga, vennero di nuovo sconfitti sempre sotto il comando e gli auspici di Camillo. Lì il massacro non ebbe limiti: venne preso l'accampamento e non fu lasciato in vita nemmeno un messaggero che tornasse indietro a riferire della disfatta. Dopo aver recuperato la patria strappandola al nemico, il dittatore tornò in trionfo a Roma e, in mezzo ai lazzi grossolani improvvisati in quelle occasioni dai soldati, con lodi non certo immeritate venne salutato come Romolo, padre della patria e secondo fondatore di Roma.