Defuncto Traiano Aelius Hadrianus creatus est princeps, sine aliqua quidem voluntate Traiani, sed operam dante Plotina, Traiani uxore; nam eum Traianus, quamquam consobrinae suae filium, vivus noluerat adoptare. Natus et ipse Italicae in Hispania. Qui Traiani gloriae invidens statim provincias tres reliquit, quas Traianus addiderat, et de Assyria, Mesopotamia, Armenia revocavit exercitus ac finem imperii esse voluit Euphraten. Idem de Dacia facere conatum amici deterruerunt, ne multi cives Romani barbaris traderentur, propterea quia Traianus victa Dacia ex toto orbe Romano infinitas eo copias hominum transtulerat ad agros et urbes colendas. Dacia enim diuturno bello Decibali viris fuerat exhausta. Pacem tamen omni imperii sui tempore habuit, semel tantum per praesidem dimicavit. Orbem Romanum circumiit; multa aedificavit. Facundissimus Latino sermone, Graeco eruditissimus fuit. Non magnam clementiae gloriam habuit, diligentissimus tamen circa aerarium et militum disciplinam. Obiit in Campania maior sexagenario, imperii anno vicesimo primo, mense decimo, die vicesimo nono. Senatus ei tribuere noluit divinos honores, tamen cum successor ipsius T. Aurelius Antoninus Fulvius hoc vehementer exigeret, etsi universi senatores palam resisterent, tandem obtinuit.
DefuntoTraiano fu eletto principe Elio Adriano, pur senza alcuna volontà di Traiano, ma per gli intrighi di Plotina, moglie di Traiano; poiché Traiano vivo non aveva voluto adottare lui sebbene figlio di sua cugina. Nacque anch'egli a Italica in Ispagna. Il quale invidiando la gloria di Traiano tosto abbandonò le tre province, che Traiano aveva aggiunto, e richiamò gli eserciti dall'Assiria, dalla Mesopotamia, dall'Armenia e volle che confine dell'impero fosse l'Eufrate. Gli amici (lo) distolsero dal fare lo stesso tentativo in Dacia, affinché molti cittadini Romani non fossero consegnati ai barbari, perché Traiano, vinta la Dacia, da tutto il mondo Romano aveva trasportato colà un immenso numero d'uomini per (coltivare) i campi e abitare le città. Infatti la Dacia per le continue guerre di Decibalo era stata vuotata di soldati. Tuttavia ebbe pace in tutto il tempo del suo impero, una volta soltanto combattè per mezzo di un governatore. Fece il giro del mondo Romano; fece molte costruzioni. Fu eloquentissimo in lingua Latina, eruditissimo nel Greco. Non ebbe gran fama di clemenza, diligentissimo però quanto all'erario e alla disciplina dei soldati. Morì in Campania, più che sessagenario, dopo ventun anno, dieci mesi, ventinove giorni d'impero. Il senato non volle tributargli gli onori divini, tuttavia alfine (li) ottenne allorchè il successore di lui T. Aurelio Antonino Fulvio sollecitò la cosa ardentemente, sebbene tutti i senatori resistessero a viso aperto.