FELICE è L'UOMO CHE GODE DEI BENI UMANI E DIVINI
VERSIONE DI GRECO di Platone
INIZIO: οι Κρητων νoμοι ουκ εισιν ματην διαφερoντως εν πασιν ευδoκιμοι τοις Eλλησιν
FINE: και τω νομοθετη τακτεον ουτως
TRADUZIONE
Le leggi dei Cretesi non sono invano stimate in maniera eccellente presso tutti i Greci: esse sono giuste perché rendono felici coloro che le applicano, poiché procurano tutti i beni. E i beni si dividono in due specie: quelli umani e quelli divini. Da quelli divini dipendono gli umani, e se uno stato possiede quei beni più grandi possiede di conseguenza anche i piccoli, in caso contrario e privo di entrambi. Fra i beni minori viene inclusa innanzitutto la salute, come secondo la bellezza, terzo la forza fisica nella corsa e in tutti gli altri movimenti del corpo, quarto la ricchezza che non è cieca ma è dotata di perspicacia e si accompagna alla prudenza. Fra i beni divini, invece, il primo bene è proprio la prudenza, il secondo, dopo l'intelletto, la saggia disposizione dell'anima, da questi beni mescolati al coraggio deriva il terzo, e cioè la giustizia, quarto il coraggio. Tutti questi beni sono per natura disposti prima di quegli altri, e il legislatore deve rispettare tale disposizione. Dopo di ciò deve avvertire i suoi concittadini che tutte le altre prescrizioni loro impartite sono pensate in vista di questi beni, così come i beni umani sono pensati in vista di quelli divini, e quelli divini in vista dell'intelletto che è la guida di tutti. Deve quindi occuparsi dei matrimoni contratti, e, dopo di ciò, della nascita e dell'educazione dei figli, maschi e femmine - partendo dalla loro giovinezza per giungere attraverso la maturità fino alla vecchiaia - premiandoli o punendoli quando è opportuno. E sorvegliando osservando in ogni altra loro relazione i dolori, i piaceri, i desideri, e la cura di tutte le passioni, deve correttamente criticarli ed elogiarli mediante le leggi stesse: e così nei momenti d'ira, e Platone Le leggi nelle paure, e nei casi in cui l'anima è sconvolta per la cattiva sorte o quando per una buona sorte trova scampo da quei patimenti, e in tutte le circostanze che accadono agli uomini nel corso di malattie, guerre, povertà, ma anche in eventi contrari a questi, in tutti questi casi, allora, egli deve insegnare e definire, in relazione alla disposizione d'animo di ciascuno, ciò che è bene e ciò che non lo è. Dopo di che il legislatore deve controllare come avvengono gli acquisti e le spese dei cittadini, e come stabiliscono le relazioni fra loro e come le sciolgono, volontariamente o no, e osservare se in ciascuno di questi rapporti vi sia o no giustizia, e distribuire onori a chi ubbidisce alle leggi, e punizioni ben determinate a chi non ubbidisce, finché, giunto al termine di tutta la costituzione, veda anche per i morti quale dev'essere la sepoltura più adatta per ciascuno e quali onori gli si debbano assegnare. Considerato ciò, chi ha stabilito queste leggi dovrà porre dei custodi per tutte, e di questi custodi alcuni agiranno mediante la prudenza, altri mediante la vera opinione, in modo che l'intelletto, connettendo insieme tutte queste norme, dimostri che esse si accompagnano alla temperanza e alla giustizia, e non alla ricchezza e alla brama di onori». Così stranieri, avrei voluto, e ancora adesso lo desidero, che voi mi spiegaste come nelle leggi che si dice siano di Zeus e di Apollo Pizio, (9) e che Minosse e Licurgo hanno stabilito, vi siano tutte queste norme, e come nell'ordine che hanno assunto si mostrino in tutta la loro evidenza a chi abbia fatto esperienza delle leggi mediante lo studio o una pratica abituale, mentre restano oscure a noi altri. CLINIA: Come, straniero, dobbiamo continuare dopo queste cose? ATENIESE: Mi sembra che si debba riprendere ad esaminare nuovamente dal principio così come avevamo cominciato: in primo luogo le pratiche del coraggio, e in seguito, se volete, le altre specie di virtù esaminandole una dopo l'altra. Non appena avremo terminato questa prima analisi, tenteremo, stabilendo questo modello e discutendo in questo modo delle altre cose, di alleviare la fatica del viaggio, e poi, dopo aver trattato di tutta quanta la virtù, mostreremo, se il dio lo vuole, che proprio in vista della virtù, è concepito tutto il complesso delle leggi. MEGILLO: Dici bene, e prova prima di tutto a giudicare costui che elogia Zeus ed è qui con noi. ATENIESE: Proverò, e anche tu con me, poiché la discussione è comune. Dite dunque: dobbiamo affermare che i pasti in comune e i ginnasi sono stati escogitati dal legislatore in vista della guerra? MEGILLO: Sì. ATENIESE: E come terza e quarta istituzione che cosa ha trovato? Bisognerà infatti usare tale enumerazione anche per le altre parti della virtù - parti o come si debbano chiamare purché si indichi chiaramente ciò di cui si parla. MEGILLO: Come terza istituzione, direi io e allo stesso modo qualsiasi altro spartano, egli escogitò la caccia. ATENIESE: Cerchiamo di dire che cosa ha esogitato come quarta e come quinta istituzione, se siamo capaci. MEGILLO: Posso provare a dire che cosa escogitò come quarta. Si tratta di esercitazioni per sopportare le sofferenze che sono praticate presso di noi nelle lotte di pugilato e in certi saccheggi che ogni volta si verificano con molte percosse. E vi è ancora quella che si chiama mirabilmente "la scorreria segreta", assai faticosa, ma che ci abitua a resistere al dolore e alla fatica, e d'inverno l'andare scalzi e il dormire sulla nuda terra, e il soccorrersi da soli senza l'aiuto di servi, vagando notte e giorno per tutta la regione. E ancora durante le ginnopedie vi sono presso di noi terribili esercitazioni per lottare contro la forza del caldo e molte altre ancora che quasi non si finirebbe più di esaminarle tutte. ATENIESE: Dici bene, straniero di Sparta. Ma via, come possiamo definire il coraggio? Forse diremo che è solo una semplice lotta contro le paure e i dolori, o anche contro i desideri, i piaceri, e contro quelle terribili lusinghe degli adulatori che rendono morbido come cera l'animo di chi pensa di essere venerabile? MEGILLO: Credo sia così: una lotta contro tutte queste passioni. ATENIESE: Se dunque ricordiamo i discorsi precedenti, costui diceva che uno stato o un individuo può cedere a se stesso. è così, strapero di Cnosso? CLINIA: Certamente. ATENIESE: E adesso chi diciamo che sia malvagio: chi cede ai dolori o ai piaceri? CLINIA: Chi, piuttosto, soccombe ai piaceri, mi pare: tutti infatti tendenzialmente diciamo che chi si lascia vincere