La vista e l'udito
versione greco Platone
ὄψις δὴ κατὰ τὸν ἐμὸν λόγον αἰτία τῆς μεγίστης ὠφελίας γέγονεν ἡμῖν, ὅτι τῶν νῦν λόγων περὶ τοῦ παντὸς λεγομένων οὐδεὶς ἄν ποτε ἐρρήθη μήτε ἄστρα μήτε ἥλιον μήτε οὐρανὸν ἰδόντων. νῦν δ' ἡμέρα τε καὶ νὺξ ὀφθεῖσαι μῆνές τε καὶ ἐνιαυτῶν περίοδοι καὶ ἰσημερίαι καὶ τροπαὶ μεμηχάνηνται μὲν ἀριθμόν, χρόνου δὲ ἔννοιαν περί τε τῆς τοῦ παντὸς φύσεως ζήτησιν ἔδοσαν: ἐξ ὧν ἐπορισάμεθα φιλοσοφίας γένος, οὗ μεῖζον ἀγαθὸν οὔτ' ἦλθεν οὔτε ἥξει ποτὲ τῷ θνητῷ γένει δωρηθὲν ἐκ θεῶν. λέγω δὴ τοῦτο ὀμμάτων μέγιστον ἀγαθόν: τἆλλα δὲ ὅσα ἐλάττω τί ἂν ὑμνοῖμεν, ὧν ὁ μὴ φιλόσοφος τυφλωθεὶς ὀδυρόμενος ἂν θρηνοῖ μάτην; ἀλλὰ τούτου λεγέσθω παρ' ἡμῶν αὕτη ἐπὶ ταῦτα αἰτία, θεὸν ἡμῖν ἀνευρεῖν δωρήσασθαί τε ὄψιν, ἵνα τὰς ἐν οὐρανῷ τοῦ νοῦ κατιδόντες περιόδους χρησαίμεθα ἐπὶ τὰς περιφορὰς τὰς τῆς παρ' ἡμῖν διανοήσεως, συγγενεῖς ἐκείναις οὔσας, ἀταράκτοις τεταραγμένας, ἐκμαθόντες δὲ καὶ λογισμῶν κατὰ φύσιν ὀρθότητος μετασχόντες, μιμούμενοι τὰς τοῦ θεοῦ πάντως ἀπλανεῖς οὔσας, τὰς ἐν ἡμῖν πεπλανημένας καταστησαίμεθα. φωνῆς τε δὴ καὶ ἀκοῆς πέρι πάλιν ὁ αὐτὸς λόγος, ἐπὶ ταὐτὰ τῶν αὐτῶν ἕνεκα παρὰ θεῶν δεδωρῆσθαι.
Secondo il mio ragionamento la vista è diventata causa del più grande vantaggio per noi, perché nessuno dei discorsi che ora abbiamo pronunciato intorno all'universo sarebbe mai stato detto se non avessimo visto gli astri, il sole e il cielo. Ora le osservazioni del giorno e della notte, dei mesi e dei periodi degli anni, degli equinozi e dei solstizi hanno procurato il numero, e hanno fornito la riflessione sul tempo e la ricerca sulla natura dell'universo: da queste cose abbiamo ottenuto il genere della filosofia, di cui nessun bene più grande giunse, né giungerà mai alla stirpe mortale come dono degli dèi. Dico che questo è il bene più grande degli occhi: quanto agli altri, che sono minori, perché dovremmo celebrarli? E chi non è filosofo, se si lamentasse per aver perso la vista, non si lamenterebbe invano? Ma dobbiamo dire che la ragione per cui il dio ha scoperto e ci ha donato la vista è quella per cui, osservando nel cielo i circoli dell'intelligenza, ce ne servissimo per i circoli della nostra intelligenza, che sono affini a quelli, anche se i nostri sono disordinati, mentre quelli ordinati, e dunque, appresi e resi partecipi della correttezza dei ragionamenti naturali, imitando i movimenti del dio che sono assolutamente regolari, potessimo correggere gli errori dei nostri. Per quanto riguarda la voce e l'udito vale di nuovo lo stesso discorso, e cioè che per gli stessi scopi e le stesse ragioni sono stati donati dagli dèi.