CONTRASTI TRA TERAMENE E CRIZIA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
Tῷ μὲν οὖν πρώτῳ χρόνῳ ὁ Κριτίας τῷ Θηραμένει ὁμογνώμων τε καὶ φίλος ἦν: ἐπεὶ δὲ αὐτὸς μὲν προπετὴς ἦν ἐπὶ τὸ πολλοὺς ἀποκτείνειν, ἅτε καὶ φυγὼν ὑπὸ τοῦ δήμου, ὁ δὲ Θηραμένης ἀντέκοπτε, λέγων ὅτι οὐκ εἰκὸς εἴη θανατοῦν, εἴ τις ἐτιμᾶτο ὑπὸ τοῦ δήμου, τοὺς δὲ καλοὺς κἀγαθοὺς μηδὲν κακὸν εἰργάζετο, ἐπεὶ καὶ ἐγώ, ἔφη, καὶ σὺ πολλὰ δὴ τοῦ ἀρέσκειν ἕνεκα τῇ πόλει καὶ εἴπομεν καὶ ἐπράξαμεν: ὁ δέ (ἔτι γὰρ οἰκείως ἐχρῆτο τῷ Θηραμένει ) ἀντέλεγεν ὅτι οὐκ ἐγχωροίη τοῖς πλεονεκτεῖν βουλομένοις μὴ οὐκ ἐκποδὼν ποιεῖσθαι τοὺς ἱκανωτάτους διακωλύειν: εἰ δέ, ὅτι τριάκοντά ἐσμεν καὶ οὐχ εἷς, ἧττόν τι οἴει ὥσπερ τυραννίδος ταύτης τῆς ἀρχῆς χρῆναι ἐπιμελεῖσθαι, εὐήθης εἶ. ἐπεὶ δέ, ἀποθνῃσκόντων πολλῶν καὶ ἀδίκως, πολλοὶ δῆλοι ἦσαν συνιστάμενοί τε καὶ θαυμάζοντες τί ἔσοιτο ἡ πολιτεία, πάλιν ἔλεγεν ὁ Θηραμένης ὅτι εἰ μή τις κοινωνοὺς ἱκανοὺς λήψοιτο τῶν πραγμάτων, ἀδύνατον ἔσοιτο τὴν ὀλιγαρχίαν διαμένειν. ἐκ τούτου μέντοι Κριτίας καὶ οἱ ἄλλοι τριάκοντα, ἤδη φοβούμενοι καὶ οὐχ ἥκιστα τὸν Θηραμένην, μὴ συρρυείησαν πρὸς αὐτὸν οἱ πολῖται, καταλέγουσι τρισχιλίους τοὺς μεθέξοντας δὴ τῶν πραγμάτων: ὁ δ' αὖ Θηραμένης καὶ πρὸς ταῦτα ἔλεγεν ὅτι ἄτοπον δοκοίη ἑαυτῷ γε εἶναι τὸ πρῶτον μὲν βουλομένους τοὺς βελτίστους τῶν πολιτῶν κοινωνοὺς ποιήσασθαι τρισχιλίους, ὥσπερ τὸν ἀριθμὸν τοῦτον ἔχοντά τινα ἀνάγκην καλοὺς καὶ ἀγαθοὺς εἶναι, καὶ οὔτ' ἔξω τούτων σπουδαίους οὔτ' ἐντὸς τούτων πονηροὺς οἷόν τε εἴη γενέσθαι: ἔπειτα δ', ἔφη, ὁρῶ ἔγωγε δύο ἡμᾶς τὰ ἐναντιώτατα πράττοντας, βιαίαν τε τὴν ἀρχὴν καὶ ἥττονα τῶν ἀρχομένων κατασκευαζομένους
TRADUZIONE
Crizia in un primo tempo condivideva le idee di Teramane, di cui era amico; ma quando divenne troppo propenso a far uccidere molte persone perché era stato mandato in esilio dal popolo, Teramene si oppose, sostenendo che non era ammissibile mandare a morte uno, solo perché era stato onorato dal popolo, senza che avesse commesso alcun torto contro gli aristocratici, «perché tanto tu quanto io» ricordava «abbiamo detto e fatto molte cose per attirarci il favore della città». Allora Clizia, che trattava Teramene ancora da amico, gli rispose che chi voleva dominare non poteva non sbarazzarsi dei più abili oppositori; «se poi, per il semplice fatto che siamo trenta invece che uno solo, tu non credi che dobbiamo avvalerci di questa autorità come fa un tiranno, sei proprio ingenuo». Ma quando si vide che a causa delle numerose e ingiuste condanne a morte molti si riunivano per chiedersi preoccupati che cosa sarebbe diventato lo stato, Teramene riprese a dire che, se non si fosse chiamato a partecipare al potere un discreto numero di cittadini, il regime oligarchico non avrebbe potuto resistere a lungo. Crizia e il resto dei Trenta, allora, temendo ormai che i cittadini convergessero intorno a Teramene, compilarono un elenco di tremila persone che avrebbero, senz'ombra di dubbio, partecipato al governo dello stato. 19 Ma anche a questo provvedimento Teramene obiettò che gli pareva assurdo che, volendo rendere partecipi del potere i migliori cittadini, ne spegliessero solo tremila, come se questo numero dovesse necessariamente corrispondere a quello dei galantuomini e non fosse invece possibile che al di fuori di questi ve ne fossero di eccellenti o, tra questi, di disonesti; «vedo inoltre» disse «che noi stiamo facendo due cose assolutamente contraddirtene, poiché instauriamo un governo fondato sulla violenza, rendendolo al tempo stesso più debole di coloro sui quali governa».
Traduzione numero 2
In un primo momento Crizia era amico e condivideva le idee con Teramene, (ma) poiché quello era propenso a uccidere molti, anche perché era stato esiliato dal popolo, Teramene si oppose, dicendo che non era ammissibile (mandare qualcuno) a morte, se qualcuno era onorato dal popolo e non faceva (niente) di cattivo contro gli aristocratici, "Perchè", disse "sia tu che io abbiamo detto e fatto molte cose per attirare i favori della città. " Allora quello (infatti trattava con Teramene ancora amichevolmente) rispondeva che non era lecito per quelli che volevano arricchirsi impedire ai più capaci di non eliminarli. "Se poi, perché siamo trenta e non uno solo, credi sia meno necessario occuparsi del potere rispetto a quanto della tirannide, sei sciocco. " Ma poi, morendo (in) molti e ingiustamente, era chiaro che molti si riunirono e si domandarono cosa sarebbe stato della loro città, Teramene allora diceva di nuovo che se non si fossero presi dei compagni adeguati per i compiti (lett: cose), sarebbe stato impossibile che si mantesse la diarchia. Da ciò dunque, Crizia e gli altri tiranni (lett: trenta), già temendo non meno anche Teramane, che i cittadini non insorgessero contro quello, enumerarono tremila partecipanti per i compiti (lett: cose).