Cicero Attico salutem dicit
Pr. Nonas Sextilis Dyrrachio sum profectus ipso illo die quo lex est lata de nobis. Brundisium veni Nonis Sextilibus. ibi mihi Tulliola mea fuit praesto natali suo ipso die qui casu idem natalis erat et Brundisinae coloniae et tuae vicinae salutis; quae res animadversa a multitudine summa Brundinisorum gratulatione celebrata est. ante diem iii Idus Sextilis cognovi, quom Brundisi essem, litteris Quinti mirifico studio omnium aetatum atque ordinum, incredibili concursu Italiae legem comitiis centuriatis esse perlatam. Inde a Brundisinis honestissime ornatus iter ita feci ut undique ad me cum gratulatione legati convenerint. Ad urbem ita veni ut nemo ullius ordinis homo nomenclatori notus fuerit qui mihi obviam non venerit, praeter eos inimicos quibus id ipsum, se inimicos esse, non liceret aut dissimulare aut negare. Cum venissem ad portam Capenam, gradus templorum ab infima plebe completi erant. A qua plausu maximo cum esset mihi gratulatio significata, similis et frequentia et plausus me usque ad Capitolium celebravit in foroque et in ipso Capitolio miranda multitudo fuit. Postridie in senatu qui fuit dies Nonarum Septembr. senatui gratias egimus
Cicerone saluta Attico
Sono partito da Durazzo il 4 di agosto, il giorno stesso in cui fu presentata la legge che mi riguardava; il 5 sono giunto a Brindisi, dove c'era in attesa la mia Tulliola, il giorno stesso del suo compleanno che per caso coincideva con l'anniversario della fondazione sia della colonia di Brindisi, sia del tempio della Salute, presso la tua dimora. Venutasi a sapere la cosa, fu celebrata con molte felicitazioni da una gran folla di cittadini. L'8 agosto, mentre ero a Brindisi, ho saputo per lettera da Quinto che la legge era passata ai comizi centuriati, fra lo straordinario entusiasmo di giovani e meno giovani d'ogni ceto e una stupefacente partecipazione dalle regioni d'Italia. Sono quindi partito colmato di onori dai cittadini più ragguardevoli di Brindisi e durante il viaggio non ho fatto che ricevere delegazioni da ogni parte che si rallegravano con me. Avvicinandomi alla città, non c'era nessuno fra quanti d'ogni ceto fossero noti al mio segretario che non mi venisse incontro, a parte quei tali nemici a cui non era possibile o dissimulare o negare la propria inimicizia. Arrivato alla Porta Capena, i gradini dei templi erano stracolmi di gente umile, che mi dimostrò con fragorosi applausi il suo compiacimento, e successivamente un'analoga dimostrazione di popolo in festa mi seguì passo passo fino al Campidoglio; e nel foro e sullo stesso Campidoglio c'era una folla strepitosa.
Il giorno seguente (era il 5 settembre) ho espresso il mio ringraziamento al senato.