Cum e Cilicia decedens Rhodum venissem et eo mihi de Q. Hortensi morte esset adlatum, opinione omnium maiorem animo cepi dolorem. nam et amico amisso cum consuetudine iucunda tum multorum officiorum coniunctione me privatum videbam et interitu talis auguris dignitatem nostri conlegi deminutam dolebam; qua in cogitatione et cooptatum me ab eo in conlegium recordabar, in quo iuratus iudicium dignitatis meae fecerat, et inauguratum ab eodem; ex quo augurum institutis in parentis eum loco colere debebam.
Quando arrivai a Rodi, tornando dalla Cilicia e lì mi fu riferita la morte di Quinto Ortensio, provai nell’animo un dolore maggiore dell'opinione di tutti. Infatti per la perdita dell’amico mi vedevo privato sia di una relazione piacevole sia di uno scambio di molti favori e mi dispiaceva che la dignità del nostro collegio (fosse) sminuita per la morte di un tale augure. Fra questi pensieri ricordavo la mia cooptazione da parte sua nel collegio, nel quale, giurando, aveva comprovato la stima (e la) mia dignità e da lui fui consacrato; perciò dovevo rispettarlo come un padre, secondo la tradizione degli auguri.