Sentio neminem esse in oratorum numero habendum, qui non sit omnibus eis artibus, quae sunt libero dignae, perpolitus; quibus ipsis si in dicendo non utimur, tamen apparet atque exstat, utrum simus earum rudes an didicerimus: ut qui pila ludunt, non utuntur in ipsa lusione artificio proprio palaestrae, sed indicat ipse motus, didicerintne palaestram an nesciant, et qui aliquid fingunt, etsi tum pictura nihil utuntur, tamen utrum sciant pingere an nesciant, non obscurum est; sic in orationibus hisce ipsis iudiciorum, contionum, senatus, etiam si proprie ceterare non adhibeantur artes, tamen facile declaratur, utrum is, qui dicat, tantum modo in hoc declamatorio sit opere iactatus an ad dicendum omnibus ingenuis artibus instructus accesserit

così io penso che non sia da inserire nel numero degli oratori nessuno, che non sia perfettamente preparato in tutte le sue arti, che sono degne di un uomo libero; se non facciamo uso di queste stesse nel parlare, tuttavia è chiaro ed appare evidente che o siamo inesperti di queste o impariamo: come quelli che giocano con la palla non usano nello stesso gioco la tecnica tipica della palestra, ma lo stesso movimento rivela che o imparano in palestra o lo ignorano, e quelli che fingono qualcosa, anche se allora non si servono di nessuna pittura, è chiaro tuttavia che o sanno dipingere o non lo sanno; così proprio in queste orazioni che si tengono in occasione dei processi, assemblee pubbliche, riunioni del senato, anche se non si applicano specificamente le arti degli altri tuttavia facilmente si evince che o colui che parla sia scosso in questo modo dalle opere declamatorie o si avvicina nel parlare, fornito di tutte le arti ingenue.