M. Tulli, quid agis? Tune eum, quem esse hostem comperisti, quem ducem belli futurum vides, quem expectari imperatorem in castris hostium sentis, auctorem sceleris, principem coniurationis, evocatorem servorum et civium perditorum, exire patiere, ut abs te non emissus ex urbe, sed immissus in urbem esse videatur? Nonne hunc in vincla duci, non ad mortem rapi, non summo supplicio mactari imperabis? Quid tandem te impedit? mosne maiorum? At persaepe etiam privati in hac re publica perniciosos cives morte multarunt. An leges, quae de civium Romanorum supplicio rogatae sunt? At numquam in hac urbe qui a re publica defecerunt civium iura tenuerunt. An invidiam posteritatis times? Praeclaram vero populo Romano refers gratiam, qui te, hominem per te cognitum nulla commendatione maiorum tam mature ad summum imperium per omnis honorum gradus extulit, si propter invidiam aut alicuius periculi metum salutem civium tuorum neglegis". Sed, si quis est invidiae metus, non est vehementius severitatis ac fortitudinis invidia quam inertiae ac nequitiae pertimescenda. An, cum bello vastabitur Italia, vestabuntur urbes, tecta ardebunt tum te non existumas invidiae incendio conflagraturum?"
Marco Tullio, che cosa fai? Permetterai che costui, che hai scoperto essere un nemico, che vedi che sarà il comandante della guerra, che senti esser atteso come comandante nell’accampamento nemico, autore della scelleratezza, capo della congiura, istigatore di schiavi e di cittadini disperati, se ne vada via, affinché sembri che non sia stato espulso per opera tua dalla città, ma sia stato mandato contro la città? Non è forse vero che ordinerai che questo sia condotto in prigione, che sia messo a morte, che sia punito con la massima pena? Che cosa insomma ti ostacola? L’usanza degli antenati? Tuttavia molto spesso anche dei cittadini privati hanno condannato a morte, in questa repubblica, dei pericolosi cittadini. Oppure (lo impediscono) le leggi che furono presentate sulla pena dei cittadini romani? Ma mai in questa città coloro che si allontanarono dalla repubblica mantennero i diritti civili. Oppure temi l’ostilità dei posteri? In verità nutri molta riconoscenza verso il popolo romano che ben presto hanno innalzato te, uomo conosciuto per te stesso senza nessuna raccomandazione degli antenati, ai vertici del potere, attraverso tutti i gradi delle magistrature, se a causa dell’invidia o della paura di qualche pericolo non curi la salvezza dei tuoi cittadini”. Ma se c’è il timore della riprovazione, la condanna morale della severità e della durezza non è da temere in misura maggiore della riprovazione dell’ inerzia e della inettitudine. O forse, quando l’Italia sarà devastata dalla guerra, quando saranno devastate le città, quando bruceranno le case, non ritieni che rimarrai coinvolto nell’incendio della riprovazione?