Archimedis sepulcrum, ita dumis sentibusque saeptum erat, ut ipsis Syracusanis ignotum esst. At Cicero, cum quaestor in Siciliam venisset, loca Syracusas adtente investigavit atque sepulcrum inventi. Hic enim sciebat sphaeram quandam cum cylindro super sepulcrum positam esse, in quo ille doctus homo humatus erat. Post longas investigationes, locus apud portas Agrigentinas a Cicerone inventus est, in quo Qmnia dumis operta erant atque nonnulla sepulcra conspiciebantur. Ibi cum omnia inspectaret, Cicero parvam columnam animadvertit, non multum e dumis eminentem, in qua sphaerae et cylindri figura conspiciebatur. Tum aliqui servi cum falcibus et baculis ab eo missi sunt, ut aditus aperiretur. Cum locus apertus est, in ima sepulcri parte inscriptio conspecta est, qua confirmabatur illo loco clari mathematici corpus sepultum esse.

Il sepolcro di Archimede era stato così nascosto da sterpi e rovi, da essere ignoto agli stessi siracusani. Ma Cicerone, quando giunse in Sicilia con la carica di questore, investigò  le zone intorno Siracusa e scoprì la tomba. Egli, infatti, sapeva di una sfera e di un cilindro posti alla sommità del sepolcro, nel quale era stato quel dotto uomo. Dopo serrate ricerche, Cicerone fu rinvenuto un posto nei pressi delle porte agrigentine, nel quale ogni cosa era coperta da rovi e non si scorgeva alcun sepolcro. In quel luogo, sottoponendo il tutto ad attenta disamina, Cicerone scorse una piccola colonna, che faceva capolino - ma non di molto - tra i rovi, nella quale spiccava la figura di un cilindro e di una sfera. Al che, Cicerone fece arrivare alcuni servi, muniti di falci e di bastoni, che aprissero un varco. Quando il sito venne alla luce, fu notata un'iscrizione nella parte inferiore del sepolcro, con la quale si confermava che in quel punto era stato sepolto il corpo dell'illustre matematico.