Si quis est talis, qui in hoc ipso [tempore], in quo exultat et triumphat oratio mea, me vehementer accuset, quod tam capitalem hostem non comprehenderim potius quam emiserim, non est ista mea culpa, Quirites, sed temporum. Interfectum esse L. Catilinam et gravissimo supplicio affectum iam pridem oportebat, idque a me et mos maiorum et huius imperii severitas et res publica postulabat. Sed quam multos fuisse putatis, qui, quae ego deferrem, non crederent. Quam multos qui etiam defenderent? Ac, si illo sublato depelli a vobis omne periculum iudicarem, iam pridem ego L. Catilinam non modo invidiae meae, verum etiam vitae periculo sustulissem. Sed cum viderem, si illum, ut erat meritus, morte multassem, fore ut eius socios invidia oppressus persequi non possem, rem huc deduxi, ut tum palam pugnare possetis, cum hostem aperte videretis. Quem quidem ego hostem, Quirites, quam vehementer foris esse timendum putem, licet hinc intellegatis, quod etiam illud moleste fero, quod ex urbe parum comitatus exierit. Utinam ille omnis secum suas copias eduxisset!

Se qualcuno è così (talis) biasimevole in questo stesso tempo, nel quale esulta e trionfa la mia orazione, da accusarmi severamente, poiché non avrei fatto prendere un nemico così tanto feroce ma di metterlo in libertà, non è questa una mia colpa, Quiriti, ma dei tempi. Era necessario che Catilina fosse ucciso già da tempo annientato da un castigo molto pesante, e questo me lo chiedevano sia il costume degli antenati, sia la serietà della magistratura, sia lo stato. Ma considerate quanto numerosi sarebbero stati, quelli che non avrebbero creduto alle cose che io denunciavo. Ma se eliminato lui, pensassi di aver tolto da voi ogni pericolo, già prima io avrei sottratto L. Catilina non solo alla mia avversione ma certamente anche dal pericolo della mia vita. Ma poiché intuivo che, se come avrebbe meritato, lo avessi punito con la morte non avrei potuto perseguire i suoi complici, sopraffatto dall'avversione, ho protratto la cosa a questo punto, affinché voi poteste combattere, quando avreste giudicato il nemico apertamente. Certamente quel nemico, o Quiriti, quanto io pensi che sia da temere energicamente, occorre che voi lo comprendiate dal fatto che anche io tollero con fastidio, il fatto che sia andato via dalla città poco accompagnato. Voglia il cielo che quell'infame (=ille) abbia condotto con sé tutte le sue truppe!.
(By Vogue)

Versione di Cicerone

Altra proposta di traduzione

Se c’è qualcuno che, in questo stesso momento in cui il mio discorso esulta e trionfa, mi accusasse duramente perché non arrestassi un così nemico mortale piuttosto che lasciassi libero, non è mia codesta responsabilità, o Quiriti, ma delle circostanze. Già da tempo occorreva uccidere Lucio Catilina, condannare alla pena capitale: me lo chiedevano la tradizione dei patri, l'autorità dei miei poteri e l'interesse dello Stato. Ma quanti non avrebbero creduto ai fatti che denunciavo? Quantili avrebbero persino giustificati? Ma se, eliminato lui, mi fossi convinto di stornare da voi ogni pericolo, da tempo avrei ucciso Lucio Catilina non solo a rischio di suscitare la vostra disapprovazione, ma anche a rischio della mia vita. Ma quando mi rendevo conto che se lo avessi condannato a morte, come meritava, quando neppure per tutti voi il fatto era provato, non avrei potuto perseguire i suoi complici sotto il peso dell'impopolarità. Allora ho agito in modo che voi poteste combatterlo apertamente, perché vi era chiaro chi fosse il nemico. E quanto io ritenga temibile un nemico che non è più qui, potete capirlo, Quiriti, dal dispiacere che provo nel constatare che è partito dalla città con pochi uomini. Magari avesse portato con sé tutte le forze!
(by Stuurm)