Nullam virtus aliam mercedem laborum periculorumque desiderat praeter eam laudis et gloriae: qua quidem detracta, iudices, quid est quod in hoc tam exiguo vitae curriculo et tam brevi tantis nos in laboribus exerceamus? Certe, si nihil animus praesentiret in posterum et si, quibus regionibus vitae spatium circumscriptum est, iisdem omnes cogitationes terminaret suas, nec tantis se laboribus frangeret neque tot curis vigiliisque angeretur nec totiens de ipsa vita dimicaret. Nunc insidet quaedam in optimo quoque virtus, quae noctis ac dies animum gloriae stimulis concitat atque admonet, non cum vitae tempore esse dimittendam commemorationem nominis nostri, sed cum omni posteritate adaequandam. An vero tam parvi animi videamur esse omnes, qui in re publica atque in his vitae periculis laboribusque versamur, ut, cum usque ad extremum spatium nullum tranquillum atque otiosum spiritum duxerimus, nobiscum simul moritura omnia arbitremur? An statuas et imagines, non animorum simulacra, sed corporum, studiose multi summi homines reliquerunt: consiliorum relinquere ac virtutum nostrarum effigiem non multo malle debemus, summis ingeniis expressam et politam? Ego vero omnia, quae gerebam, iam tum in gerendo spargere me ac disseminare arbitrabar in orbis terrae memoriam sempiternam. Haec vero sive a meo sensu post mortem afutura est, sive, ut sapientissimi homines putaverunt, ad aliquam mei partem pertinebit, nunc quidem certe cogitatione quadam speque delector. (Cicerone)

Traduzione letterale ad uso scolastico

La virtù non desidera alcun'altra ricompensa per gli sforzi e i pericoli (degli sforzi e pericoli) se non quella della lode e della gloria: eppure sottratta questa, giudici, cosa c'è che noi dovremmo esercitare (praticare) in questo così esiguo e breve percorso di vita tra tante fatiche? Certamente, se l'animo non presagisse nulla per l'avvenire e se, nelle regioni (nei limiti, nei confini) in cui lo spazio di vita è circoscritto, in queste stesse avessero fine tutte le proprie meditazioni, non s'infrangerebbe in tante fatiche e né sarebbe oppresso da tante preoccupazioni e veglie né combatterebbe tante volte per la stessa vita. Ora se ne sta seduta sull'ottimo anche una certa virtù, che giorno e notte incita con stimoli l'animo alla gloria e e ammonisce, che non bisogna perdere la commemorazione del nostro nome insieme con il tempo del vivere, ma bisogna eguagliarla con tutta la posterità. O forse in verità dovremmo sembrare di essere tutti di animo tanto piccolo, per essere riversati nello stato e in tali pericoli e impegni di vita, da ritenere che ogni cosa sia destinata a morire insieme con noi? O forse molti uomini sommi hanno lasciato diligentemente le statue e le immagini, non i simulacri degli animi, ma dei corpi: non dovremmo forse preferire di molto lasciare l'immagine dei progetti e delle nostre virtù espressa e posta negli uomini sommi? Io in verità credevo di spargere e di disseminare già allora nel momento in cui le portavo tutte quelle cose, che mi ero accollato, nella memoria eterna dell'universo. In verità questa sia se dopo la morte sia destinata ad allontanarsi dalla mia sensibilità, sia se, come ritennero gli uomini più sapienti, apparterrà a qualche parte di me, ora in verità sicuramente sono compiaciuto da un certo pensiero e dalla speranza.

(By Maria)