Il logos tripolitikos: Otane è fautore dell'isonomia
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Hellenikon
Inizio: Otanes mev ekeleue es mesov Persesi
fine: ev yar to pollo evi ta pavta.
TRADUZIONE
Otane invitava a porre il potere nelle mani di tutti i Persiani dicendo questo: "A me sembra opportuno che nessuno divenga più nostro monarca, perché non è cosa né piacevole né conveniente. Voi sapete infatti l’insolenza di Cambise a qual punto è giunta, e avete provata anche l’arroganza del Mago. Come dunque potrebbe essere una cosa perfetta la monarchia, cui è lecito far ciò che vuole senza doverne render conto? Perché anche il migliore degli uomini, una volta salito a tale autorità, il potere monarchico lo allontanerebbe dal suo solito modo di pensare. Dai beni presenti gli viene infatti l’arroganza, mentre sin dalle origini è innata in lui l’invidia. E quando ha questi due vizi ha ogni malvagità, perché molte scelleratezze le compie perché pieno di arroganza, altre per invidia. Eppure un sovrano dovrebbe essere privo di invidia, dal momento che possiede tutti i beni. Invece egli si comporta verso i cittadini in modo ben differente, è invidioso che i migliori siano in vita, e si compiace dei cittadini peggiori ed è prontissimo ad accogliere le calunnie. Ma la cosa più sconveniente di tutte è questa: se qualcuno lo onora moderatamente, si sdegna di non esser onorato abbastanza; se invece uno lo onora molto si sdegna ritenendolo un adulatore. E la cosa più grave vengo ora a dirla: egli sovverte le patrie usanze e violenta donne e manda a morte senza giudizio. Il governo popolare invece anzi tutto ha il nome più bello di tutti, l’uguaglianza dinanzi alla legge, in secondo luogo niente fa di quanto fa il monarca, perché a sorte esercita le magistrature ed ha un potere soggetto a controllo e presenta tutti i decreti dell’assemblea generale. Io dunque propongo di abbandonare la monarchia e di elevare il popolo al potere, perché nella massa sta ogni potenza". Questo parere esponeva Otane.
Traduzione numero 2
Otane consigliava di rimettere il potere a tutti gli Spartani, adducendo queste ragioni: “A me sembra opportuno che non uno solo di noi sia più padrone assoluto. Infatti, non è una cosa né piacevole né onesta. Infatti, voi avete visto fino a qual punto è giunta la tracotanza di Cambise, inoltre, avete sperimentato anche la prepotenza del Mago. E come potrebbe essere un governo ben ordinato il dominio di uno solo, se egli può fare quello che vuole? Infatti, anche il migliore degli uomini, una volta investito di questa autorità, si troverebbe al difuori del consueto modo di pensare. Infatti, per i beni che lo circondano insorge in lui l’orgoglio mentre all’uomo è radicata per natura l’invidia fin dalla prima origine. E quando possiede queste due cose racchiude ogni perversità: infatti, molte ed empie azioni egli compie perché gonfio di orgoglio, altre, invece, per invidia”.