Sicilia vastata est multo cruentius bello servili quam Punico. Materiam bello paebuerunt servi qui in latifundis civium Romanorum terram colebant. Syrus quidam, nomine Eunus, fanatico furore simulato, servos concitavit ad libertatem; ut autem probaret se id facere numinum imperio, abdita in ore nuce quam sulphure et igne stipaverat, leniter ispirans flammas inter verba fundebat. Hoc miraculo sexaginta milia hominum collegit et, decoratus insignibus regiis, miserabili direptione vastavit castella, vicos, oppida. Tandem Perperna, Romanorum dux, Eunum et eius comites vicit et compedibus, catenis crucibusque punivit

La Sicilia fu devastata dalla guerra servile, in modo molto più cruento della guerra punica. Offrirono occasione alla guerra i servi che nei latifondi coltivavano la terra dei cittadini romani. Un certo Siro, di nome Euno, simulando un furore demente, spinse i servi a liberarsi(alla libertà); poi, dimostrando che lo faceva per volontà degli dei, nascosta una noce in bocca che aveva riempito di zolfo e di fuoco, soffiando dolcemente mentre parlava(tra le parole), spargeva fiamme. Con questo prodigio raccolse sessantamila uomini e, decorato con le insegne regali, devastò con un miserabile saccheggio fortezze, villaggi, città. Infine, Perperna, comandante dei Romani, sconfisse Euno e i suoi compagni e li punì con i ceppi, catene e croci.