Galli iam moenibus Urbis appropinquabant. Erant nulla praesidia. Tum igitur, ut numquam alias, apparuit vera illa romana virtus. Iam primum maiores natu, qui amplissimis honoribus functi erant, in forum coeunt. Ibi diis se Manibus consecrant, statimque in suas sedes regressi, in curulibus sellis se posuerunt ut, cum venisset hostis, in sua dignitate morerentur. Iuventus vero, duce Manlio, arcem Capitolini montis insedit, otestata Iovem ut virtutem eorum suo numine tueretur. Aderant interim Galli apertamque urbem, primo trepidi, postea ubi solitudinem vident, magno clamore et impetu invadunt. Patentes passim domos adeunt. Ibi sedentes in curulibus suis praetextatos senes primum velut deos venerantur; mox eosdem, postquam eos esse homines apparuit, nihil respondere dignantes, pari vecordia mactant, facesque tectis iniciunt et totam urbem igne et ferro exaequant.
I galli ormai si avvicinavano alle mura dell’Urbe. Non c’erano aiuti alcuni. Allora dunque, come mai altre volte, la ben nota virtù romana si mostrò vera. Già prima i maggiori di età, i quali hanno ricoperto cariche assai importanti, si riuniscono nel foro. Qui consacrano loro stessi agli dei ed ai mani e subito ritornarono verso le proprie sedie, si adagiarono sulla sedia curule affinché, essendo giunto il nemico, morissero nella propria dignità. La gioventù in verità, con il comandante Manlio, occupò la fortezza sui monti capitolini supplicò Giove che guardasse la virtù di quelli con la sua volontà divina. I galli intanto avevano assalito la campagna e la città prima timorosi, poi dopo che vedono la solitudine, invadono con grande clamore e violenza. Essendo scoperto da tutte le parti vengono verso le case. Qui essendo seduti sulle proprie curule gli anziani, rivestiti della toga pretesta come se venerassero gli dei; subito gli stessi, dopo che si mostrò che loro erano uomini, essendo giudicati degni non rispondevano nulla, onorano con pari furore e gettano le torce sui tetti e mettono a ferro e fuoco tutta la città.