"Elegans" homo non dicebatur cum laude, set id fere verbum ad aetatem M, Catonis vitii non laudis fuit. . Est namque hoc animadvertere cum in quibusdam aliis tum in libro Catonis, qui inscriptus est carmen de moribus. Ex quo libro uerba haec sunt: "Auaritiam omnia uitia habere putabant: sumptuosus, cupidus, elegans, uitiosus, inritus qui habebatur, is laudabatur"; . ex quibus uerbis apparet "elegantem" dictum antiquitus non ab ingenii elegantia, sed qui nimis lecto amoenoque cultu uictuque esset. Postea "elegans" reprehendi quidem desiit, sed laude nulla dignabatur, nisi cuius elegantia erat moderatissima.

Elegante" non si diceva di un uomo per lodarlo, ma fin quasi ai tempi di Catone quel vocabolo aveva significato di riprovazione, non già di complimento. E possiamo notare ciò, così come in molti altri scrittori, nel libro di Catone che si intitola Sentenze sui costumi1 Le testuali parole sono: "Riteniamo che avidità comprendesse tutti i vizi; il lusso, la cupidigia, Velegantia, la lussuria, la vanità, venivano tenute in pregio" dalla quale frase appare che elegans era detto nei tempi antichi chi aveva non un carattere raffinato, ma una eccessiva singolarità e stravaganza nel vestire e nel mangiare. Successivamente il termine "elegante" cessò di aver significato di riprovazione, ma non acquistò valore di elogio, a meno che la elegantia fosse assai moderata.