Gli Eraclidi cercano di tornare in patria
Accadeva che a Naupatto l’esercito andasse incontro ad una disgrazia. Si presentò a loro infatti un indovino che pronunciava oracoli ed era ispirato dalla divinitá, al quale ritenevano fosse uno stregone inviato dal Peloponneso a danno dell’esercito. Avendolo colpito con un dardo Ippote, figlio di Filante, figlio di Antioco, figlio di Eracle, per caso lo uccise. Così accaduto ciò da una parte fu distrutta la flotta delle navi che erano state danneggiate, dall’altra la fanteria fu colpita dalla fame, e la spedizione militare fu indebolita. Consultando Temene un oracolo circa la sventura, dicendo il dio che fosse mandato in esilio dieci anni colui che uccise e che si servisse di una guida con tre occhi, mandarono in esilio Ippote, cercavano colui che aveva tre occhi. E si imbatterono in Assilo figlio di Andremone, che sedeva con un occhio solo sul cavallo (l’altro occhio era stato tolto da una freccia). Quindi avendo consultato l’oracolo gli Eraclidi si impadronirono del Peloponneso, innalzarono tre altari e presso questi fecero dei sacrifici.