Gli esordi del potere dei trenta tiranni
versione greco e traduzione
Dopo che si vide che a causa delle numerose e ingiuste condanne a morte molti si riunivano per chiedersi preoccupati che cosa sarebbe diventato lo stato, Teramene riprese a dire che, se non si fosse chiamato a partecipare al potere un discreto numero di cittadini, il regime oligarchico non avrebbe potuto resistere a lungo. Crizia e il resto dei Trenta, allora, temendo ormai che i cittadini convergessero intorno a Teramene, compilarono un elenco di tremila persone che avrebbero, senz'ombra di dubbio, partecipato al governo dello stato. Ma anche a questo provvedimento Teramene obiettò che gli pareva assurdo che, volendo rendere partecipi del potere i migliori cittadini, ne scegliessero solo tremila, come se questo numero dovesse necessariamente corrispondere a quello dei galantuomini e non fosse invece possibile che al di fuori di questi ve ne fossero di eccellenti o, tra questi, di disonesti; «vedo inoltre» disse «che noi stiamo facendo due cose assolutamente contraddirtene, poiché instauriamo un governo fondato sulla violenza, rendendolo al tempo stesso più debole di coloro sui quali governa». Così parlò Teramene. E i Trenta passarono in rassegna i Tremila nell'agorà e gli esclusi dall'elenco in luoghi diversi; comandato poi alle armi, dopo che erano andati via, fecero venire le guardie e i cittadini filooligarchici e disarmarono tutti fuorché i Tremila; le armi furono portate sull'Acropoli e depositate tutte nel tempio. Dopo di che, come se potessero ormai compiere ciò che volevano, mandarono a morte molti per rancore personale e molti altri per confiscarne i beni.