Ἐπειδὴ δὲ ἔγνωσαν, χαλεποὶ μὲν ἦσαν τοῖς ξυμπροθυμηθεῖσι τῶν ῥητόρων τὸν ἔκπλουν, ὥσπερ οὐκ αὐτοὶ ψηφισάμενοι, ὠργίζοντο δὲ καὶ τοῖς χρησμολόγοις...σφῶν μετ᾿ αὐτῶν ἀποστάντας. (da Tucidide)

Quando compresero, erano irascibili verso (part aor dat συμπροθυμέομαι) coloro tra gli oratori che avevano desiderato la partenza, come se non l'avessero decretato loro stessi, ma erano in collera sia con gli interpreti d'oracoli sia con gli indovini e con tutti quanti quelli che allora avendoli ispirati avevano fatto sperare che si sarebbero impadroniti della Sicilia. Ogni cosa li affliggeva in ogni modo e li aveva avvolti paura e terrore per il fatto accaduto. Infatti essendo privati contemporaneamente sia ciascuno in privato sia la città degli opliti, di molte cose, di cavalli, di uomini validi alle armi ( ἡλικίας) e vedevano che non c'era un'altra occasione ( ἡλικίας) erano oppressi. Allo stesso tempo vedendo che le navi negli arsenali marittimi non erano sufficienti e che non c'era denaro nel possesso comune né del servizio di rematori per le navi, erano privi di speranza al presente di essere salvati, ritenevano anche che i nemici sarebbero salpati dalla Sicilia verso il Pireo, inoltre pensavano che avendo ottenuto tanto i nemici da quel luogo stesso allora avrebbero anche preparato tutto due volte tanto a viva forza, che si sarebbero imposti ( ἐπίκειμαι) sia da terra sia da mare e che i loro alleati si erano allontanati.
(By Vogue)