LA PARABOLA DEGLI OPERAI

VERSIONE DI GRECO dal Vangelo Matteo
TRADUZIONE

Mt 20, 1-16 è la parabola degli operai chiamati da un padrone generoso nelle varie ore del giorno. La sua generosità consiste nel dare la stessa mercede a tutti i lavoranti, agli ultimi come ai primi chiamati. Se da un lato questo va contro la comune logica umana, come dimostrano le lamentele dei primi assunti, dall’altro rivela la logica di Dio, la quale, però, non offende la giustizia umana ma piuttosto ne discopre una certa ipocrisia: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?" È evidente che la giustizia non può essere mai offesa, neanche da un atto di generosità, ma è il concetto umano di giustizia che si rivela intimamente fragile: chi riceve per un contratto giusto e accettato, pretende ancora di più per invidia dell’altro, in nome di una giustizia che al fondo è solo, come diremmo oggi, “consumistica” ed egoistica. Trasferita su un piano più prettamente ecclesiologico, la parabola può fare riferimento alla capacità da Dio donata agli ultimi arrivati, i pagani, di entrare a far parte del suo regno. Ogni invidia va eliminata, perché senza fondamento, o meglio si scontra con la bontà misericordiosa di Dio, che sopravanza la “giustizia” retributiva di chi pensa di aver diritto naturale alla grazia di Dio, perché da più tempo con lui. Certamente, la parabola fa riferimento ai rapporti tesi tra i due gruppi religiosi, quello giudaico e quello cristiano; ma chi volesse vedervi sancita la sconfitta dell’ebraismo, non solo va al di là del testo in maniera anacronistica, ma tradisce il testo stesso. Difatti, se il racconto di Gesù ci rivela qualcosa dell’atteggiamento buono di Dio ed è un invito agli operai della prima ora (gli ebrei o i giudeo-cristiani) a non aver invidia dei nuovi arrivati (i pagani), è anche vero che esso trascende la contingenza storica per divenire, questo sì, un insegnamento di vita. Anche all’interno della comunità cristiana vi possono essere i primi e gli ultimi: ebbene, chi è dalla parte di Dio non può assolutamente nutrire invidia, perché tutto è gratuito, anche quello che “appartiene” ai primi. Come si può notare, con questa spiegazione siamo lontani da una interpretazione antigiudaica della parabola, che sarebbe per giunta errata.