Ex veterum monumentis alexander nihil antehabuit Homero, quem unum omnem sapientiam, qua imperia constant, optime complexuum esse existimabat: adeoque eum cordi habuit ut, Greaco cognomento, amator Homeri diceretur. Libros eius semper secum ferre solitus, etiam cum quiesceret, una cum pugione sub cervicali reponebat, militiae suae viaticum et institutionem bellicae virtutis appelans. Achillem praedicabat felicem, quod tantum virtutis suae praeconem invennisset. Reperto inter Damascenam praedam materiae curaeque exquisitissimae scrinio, et disquirentibus amicis, cuinam usui convenientissime destinaretur, ipse: "Homero, inquit, dedicabimus ut pretiossissimum humani ingenii monumentum elegantissimo etiam opere servetur".
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Tra i monumenti meravigliosi (opere meravigliose) dell'antichità, Alessandro preferì, non preferì nulla ad Omero perché la riteneva piena, questa soltanto, ed in modo ottimo, di tutta la sapienza sulla quale si basano i comandi: la apprezzò a tal punto che, con un soprannome di derivazione greca, si fece chiamare "amante di Omero". Soleva portare sempre con se i libri di Omero, addirittura anche quando andava a letto: li adagiava sotto il cuscino, assieme al pugnale li chiamava balsamo del proprio esercito e fondamento di virtù bellica. Chiamava fortunato Achille, perché aveva trovato un così grande celebratore della sua virtù. Trovato uno scrigno, di pregevole fattura e materiale, tra il bottino preda di Damasco, agli amici che gli chiedevano a che uso sarebbe stato opportunamente destinato, lui stesso rispose: "Lo destineremo per Omero, affinché la più preziosa testimonianza dell'ingegno umano venga custodita in modo altrettanto prezioso".