Parmenio, peritissimus inter duces artium belli, furto, non proelio opus esse censebat: intempesta nocte opprimi posse hostes. [--] Omnes ferme Parmenioni adsentiebantur: Polypercon haud dubie in eo consilio positam victoriam arbitrabatur. Quem intuens rex [---] «Latrunculorum» inquit «et furum ista sollertia est, quam praecipitis mihi: quippe illorum votum unicum est fallere. Meae vero gloriae semper aut absentiam Darei aut angustias locorum aut furtum noctis obstare non patiar. Palam luce adgredi certum est: malo me meae fortunae paeniteat, quam victoriae pudeat. Ad haec illud quoque accedit: vigilias agere barbaros et in armis stare, ut ne decipi quidem possint, compertum habeo. Itaque ad proelium vos parate». Sic incitatos ad corpora curanda dimisit.
Parmenione il più esperto tra i comandanti di arti di guerra, riteneva che fosse opportuno agire di nascosto anziché attraverso una battaglia: [diceva che] i nemici potevano essere dominati a notte fonda. [--] Quasi tutti erano d'accordo con Parmenione: Polipercone valutava senza dubbio una vittoria insita in quel piano. Il re, guardandolo attentamente [---], disse: "Questa sagacia che mi insegni è l'astuzia dei ladruncoli e dei ladri: infatti il loro unico desiderio è ingannare. Ma senza dubbio io non permetterò che sempre o l'assenza di Dario, o gli ostacoli dei luoghi o lo stratagemma della notte si opponga alla mia gloria. E' fissato di assalirli apertamente con la luce: preferisco che mi penta della mia fortuna piuttosto che vergognarmi di una vittoria. Si aggiunge anche quest'altra cosa: A queste cose si aggiunge anche questo, sono venuto a conoscenza che i barbari fanno servizi di guardia notturni e che stanno in ami, così che non possono essere neppure ingannati.
(By Vogue)
Versione tratta da Curzio Rufo