«Reum habemus in proelio inertem, in fuga audacem, turpem non minus patrocinio quam criminet Arma sua perdidit. Hoc excusare non poterat, nisi aliena rapuisset. Aliena rapuit. Hoc excusare non poterat, nisi sua perdidisset. Arma victricia, arma consecrata diis Manibus, arma quae te quoque fecerunt virum fortem. "Reposui, inquit, arma". Gloriatur quod non etiam illa perdiderit. "Non teneor lege, quia reposui". Tam teneris, hercule, quam qui vulneravit aliquem, licer vulnus sanaverit, quam qui subripuit aliquid, licer reddiderit deprehensus. Non est hoc illi crimen propter virtutem donandum: iam gratiam virtuti rettulimus, praemium consecuta est. Aequos esse nos convenit: unum virum fortem honoravimus, alterum vindicemus».

Abbiamo il responsabile inerte in battaglia, audace in fuga, turpe non meno nel patrocinio quanto nel crimine ha perduto anche le sue armi. Non poteva giustificare ciò, se non avesse preso altre cose altrui. Prese altre cose altrui. Non poteva giustificare ciò, se non avesse perso le proprie cose. Le armi vincitrici, le armi consacrate agli dèi mani, le armi che resero anche te un uomo forte. Disse: "Riposi le armi". Si vanta per il fatto che ha perduto anche quelle cose. "Non sono trattenuto dalla legge, perché le ho riposte". Sei trattenuto, per ercole, quanto colui che ferì qualcuno, è lecito che la ferita si sani, come colui che sottrasse qualcosa, è lecito che restituisca. Non bisogna risparmiare a quello questo crimine per la virtù: già abbiamo riportato la grazia alla virtù, che seguì il premio. Ci conviene essere equi: abbiamo onorato un uomo forte, dovremmo rivendicare l'altro.
(By Maria D. )

Versione tratta da Seneca il Retore