Quid opus est tortore? Quid quaeris? Occideritne? Occidit. Iure an iniuria? Ea quaestio non ad tortorem pertinet: facti quaestio enim in eculeo («cavalletto», uno strumento di tortura) est, iuris quaestio in iudicio. Quod igitur in causa quaerendum est, id agamus hic: quod tormentis inveniri vis (uso impersonale della seconda persona singolare, come anche il quaeris e il nescis successivi), id fatemur. Cur vero manu miserit (manu mittere, «affrancare gli schiavi»), si id potius quaeris, quam cur parum amplis praemiis adfecerit, nescis inimici factum reprehendere. Dixit enim hic idem M. Cato (si tratta di Catone Uticense), qui omnia semper constanter et fortiter dixit, in turbulenta contione, quae tamen huius auctoritate placata est, non libertate solum, sed etiam omnibus praemiis dignissimos fuisse servos, qui domini caput defendissent. Quod enim praemium satis magnum est tam benevolis, tam bonis, tam fidelibus servis, propter quos vivit?

Perché occorre un carnefice? Cosa chiedi? Forse che abbia ucciso? L'ha ucciso. Per diritto o per ingiuria? Questa questione non appartiene al carnefice: la questione del fatto infatti è sul cavalletto, la questione del diritto (è) nel giudizio. Rendo operativo dunque a questo punto ciò che bisogna chiedere nella causa: confessiamo ciò che desideri che sia trovato nelle torture. Perché in verità abbia affrancato gli schiavi, se chiedi piuttosto ciò, che il perché sia ornato con grandi premi, non sai riprendere l'operato di un nemico. Disse infatti a questo punto lo stesso M. Catone, che esplicitò tutte le cose sempre costantemente e fortemente, nella turbolenta assemblea, che tuttavia fu placata dall'autorità di costui, che i servi, che avevano difeso la vita del padrone, erano stati degnissimi non solo della libertà, ma anche di tutti i premi. Infatti questo premio è sufficientemente grande per i servi tanto benevoli, buoni, fedeli, grazie ai quali vive?

(by Maria D.)

Versione tratta da Cicerone