Iam romani de sua salute desperabant et totam noctem ululatus cantusque audiebant, dum barbari turmatim vagant circa moenia. Postremo, prima luce, in urbem penetraverunt: tum viri cum coniugibus liberisque ac senatores in arcem Capitolinam concesserunt. Sine impetu aut vi, Galli urbem capiunt, in forum perveniunt et incesserunt ad deorum templa arcemque convertutn, incredibile quiete ac solitudine quasi absterriti. l In urbe deserta senes adventum Gallorum obstinato ad mortem animo expectant in curulibus suis sedentes, maiestate ac gravitate similes diis. Hostes domos principum intrant et viros velut simulacra contemplant. Erat inter romanos M. Papirius. Ut Gallus permulsit Papirii barbam, senex, motus ira, scipione eburneo in caput barbari incussit: inde initium caedis fuit.

Inoltre i romani dubitavano della loro salute e udivano tutta la notte il canto e l'ululato, mentre i barbari giravano armati nei pressi dele mura. Alla fine, all'alba, entrarono nella città: allora gli uomini con le mogli, i figli e i senatori si ritirarono nella rocca capitolina. I galli, senza impeto o forzai presero la città, arrivarono al foro e girarno gli occhi ai tempi degli dei e alla rocca, quasi impauritii dall' incredibile silenzio e solitudine (dei luoghi). Nella città deserta i vecchi attendevano la morte (e) l'avvento dei Galli con animo rassegnato seduti sulle loro sedie, simili per grandezza e importanza agli dei. I nemici penetrano nelle case dei principi e guardano (quegli) gli uomini Come (fossero) fantasmi. Fra i romani c'era Papirio. Appena il gallo toccò la barba di Papirio, il vecchio, spinto dall'ira, con uno scipione d'avorio incide sulla testa del barbaro: da qui fu l'inizio della sconfitta