Admiratus Hephaestion magnitudinem animi duorum iuvenum spernentium id quod alii per ignes ferrumque peterent: "Vos quidem macte virtute" inquit, "estote, qui primi intellexistis quanto maius esset regnum fastidire, quam accipere. Ceterum date mihi aliquem regiae stirpis, qui meminerit a vobis acceptum habere se regnum." Atque illi dicunt neminem esse potiorem quam Abdalonymum quendam, longa quidem cognatione stirpi regiae adnexum, sed ob inopiam suburbanum hortum exigua stipe colentem. Causa ei paupertatis probitas erat. Intentus operi diurno, Abdalonymus strepitum armorum, qui totam Asiam concusserat, non exaudiebat. Subito deinde iuvenes, de quibus antea dictum est, cum regia veste hortum Abdalonymi intrant. Tum rege eo salutato, alter ex his: "Haec vestis" inquit "quam cernis in meis manibus, cum isto squalore permutanda tibi est. Ablue corpus inluvie terrenisque sordibus squalidum: cape regis animum, et in eam fortunam, qua dignus es, istam continentiam perfer. Et cum in regali solio residebis, vitae necisque omnium civium dominus, cave obliviscaris huius status, in quo accipis regnum, immo, hercule, propter quem (accipis regnum)."
Efestione ammirando la grandezza d'animo di due giovani che rifiutavano ciò che alcuni cercavano di ottenere a ferro e fuoco disse: "Voi in verità siate soddisfatti della virtù siate, come coloro che per primi avete compreso quanto maggiore sia aver avversione del regno, che accettarlo. Del resto datemi qualcuno di stirpe regale, che si ricordi di aver ricevuto il regno da voi. " E quelli dicono che non c'è nessuno migliore di un certo Abdalonimo, stretto pure da una lunga parentela alla stirpe regale, ma per la penuria coltivatore di un giardino suburbano dal tronco esiguo. La rettitudine era per lui motivo di povertà. Intento all'opera giornaliera, Abdalonimo non udiva distintamente lo strepitio delle armi, che aveva agitato l'intera Asia. Improvvisamente poi i giovani, di cui ho detto prima, entrano con la veste regale nel giardino di Abdalonimo. Allora salutato quello come re, uno di quelli disse: "Questa veste che scorgi nelle mie mani, tu devi cambiarla con questo squallore. Purifica il corpo dal terreno pantanoso e sporco a causa dei sordidi terreni: assumi l'animo del re (il coraggio di re), e mantieni questa moderazione in questa sorte, di cui sei degno. E quando risiederai sul trono regale, come signore della vita e della morte di tutti i cittadini, bada di dimenticare questo stato in cui ricevi il regno, anzi, per ercole, per questo ricevi il regno."
(by Maria D.)
Versione tratta da Curzio Rufo