Vulpinos catulos aquila olim adripit et in arbore magnae proceritatis ante pullorum ieiunorum nidum ponit. Catulorum mater ad arborem anxia appropinquat et luctuosis precibus catulos suos petit. Aquila, in alto nido tuta, miserae matris lamentationes contemnit. Tum vulpes ab Iovis ara igneam facem rapit et, apud altae arboris pedes, aquilae inimicae dicit: "Meos filios redde, alioquin flammis et tuam arborem et tuum nidum incendam." Tum aquila, terroris plena, natos vulpi integros tradit veniamque implorat. Homines quamvis magnae potentiae metuere humiles debent: vindicta enim patet callidae sollertiae.
Un'aquila una volta cattura cuccioli di volpe e li pone davanti al nido dei (suoi) piccini affamati su un albero di grande altezza. La madre dei cuccioli angosciata si avvicina all'albero e chiede i suoi cuccioli con preghiere lacrimevoli. L'aquila protetta sull'alto nido disprezza le lamentale della povera madre. Allora la volpe dall'altare di Giove porta via la fiamma ardente e presso le radici dell'alto albero dice all'aquila nemica: "Rendimi i miei figli altrimenti brucerò con le fiamme sia il tuo albero sia il tuo nido. Allora l'aquila piena di terrore porge i figli della volpe illesi e e implora il perdono. Gli uomini sebbene di grande potere devono rispettare gli umili: la vendetta infatti si apre all'ingegnosa astuzia.