(Avunculus meus) erat Miseni classemque imperio praesens regebat. Ante diem nonum Kalendas Septembres hora fere septima mater mea indicat ei adparere nubem inusitata et magnitudine et specie. Usus ille sole, mox frigida (aqua), gustaverat iacens studebatque; poscit soleas, ascendit locum ex quo maxime miraculum illud conspici poterat. Nubes - incertum erat procul intuentibus ex quo monte (Vesuvium fuisse postea cognitum est) - oriebatur, cuius formam non alia arbor magis quam pinus expresserit. [---] Interim e Vesuvio monte pluribus locis latissimae flammae altaque incendia relucebant, quorum fulgor et claritas tenebris noctis excitabatur. Avunculus agrestium ignes relictos desertasque villas per solitudinem ardere in remedium formidinis («come rimedio contro la paura») dictitabat. Tum se quieti dedit et quievit verissimo quidem somno; nam meatus animae, qui illi propter amplitudinem corporis gravior et sonantior erat, ab iis qui limini obversabantur audiebatur. Sed area ex qua diaeta adibatur ita iam cinere mixtisque pumicibus oppleta surrexerat, ut, si longior in cubiculo avunculi mora esset, exitus negaretur.

(Mio zio) era a Miseno e reggeva personalmente al comando la flotta. Prima del nono giorno delle calende di settembre quasi all'ora settima la madre gli indica che è apparsa una nube di forma e di grandezza insolita. Aveva mangiato e studiato; chiede i calzari, sale il luogo da cui si poteva osservare benissimo quel prodigio. La nube era incerta lontano da coloro che osservavano dal cui monte che poi fu riconosciuto che fu il vesuvio) – aveva origine, la forma di cui rappresentava un albero non più diverso da un pino. [---] Frattanto dal monte Vesuvio scintillavano in parecchi luoghi larghissime fiamme e alti incendi, il cui fulgore e la cui chiarezza venivano eccitati dalle tenebre della notte. Lo zio andava dicendo come rimedio contro la paura che per il deserto ardevano gli incendi trascurati degli agresti e le ville deserte. Allora si diede al sonno e riposò in verità nel sonno più profondo; infatti il movimento del respiro, che lui aveva per la grandezza del fisico più pesante e sonoro, veniva udito da coloro che stavano dinanzi alla soglia. Ma l'aia da cui si entrava nella stanza riempitasi già di lapilli misti e di cenere lo aveva sollecitato osì che, se ci fosse stato un indugio più lungo nella camera dello zio, non sarebbe potuto uscire (gli sarebbe stata negata l'uscita).
(By Maria D. )

Versione tratta da Plinio il vecchio