Fortuna apud antiquos dea erat, magna et valida. Summa cum inconstantia divitias et inopiam, gloriam et ignominiam, bona et mala distribuetat: nam dea caeca erat. Quare antiqui fortunam cum cornucopia fingebant, sed etiam cum fascia ante oculos.Fortunam igitur valde honorabant et reformidabant, atque fortunae multa templa dicabant et templa pretiosis doni replebant. Sed vir sapientia praeditus fortunam neque invocabit neque timebit. nam secunda et adversa non in arcanis decretis fortunae sunt, sed in animo nostro; nostri animi bona malaque cernent atque bona patrabunt, mala recusabunt. Fortuna ludificare amat, nunc mea erit, nunc tua, nunc aliena; animus autem et animi consilia semper nostra erunt. Fortuna nunc ima augebit, nunc summa deprimet: animus autem semper aequus erit atque animi constantia crebros fortunae ludos superabimus et vitam beatam habebimus.

La fortuna presso gli antichi era una dea grande e prestante. Con grandissima volubilità ripartiva ricchezza e povertà, gloria e disonore, cose buone e cose cattive: infatti la dea era cieca. Per la qual cosa gli antichi rappresentavano la dea con una cornucopia, ma anche con una benda davanti agli occhi. (Gli antichi) veneravano e temevano dunque molto la Fortuna, e le dedicavano molti templi e li  riempivano di doni preziosi. Ma l'uomo dotato di saggezza né invocherà né temerà la Fortuna: infatti i successi e gli insuccessi non sono negli arcani voleri della Fortuna, ma nel nostro animo: i nostri animi distinguono le cose buone e i mali ecompiranno  il bene, rifiuteranno il male. La Fortuna ama ingannare: ora sarà mia, ora tua, ora di un altro: invece l'animo e le decisioni dell'animo saranno sempre nostri. La Fortuna ora accrescerà le cose più basse, ora soffocherà le cose più alte: l'animo invece sarà sempre equo e con fermezza d'animo supereremo i frequenti scherzi della Fortuna e avremo una vita beata.