Namque abeuntibus exitium minitabantur, atrocissima in Verginium vi, quem clausa domo obsidebant. Increpitis seditionis auctoribus regressus vacavit tium adloquiis, donec omnes inviolati digrederentur. Vesperascente die sitim haustu gelidae aquae sedavit. Tum adlatis pugionibus duobus, cum utrumque pertemptasset, alterum capiti subdidit. Et explorato iam profectos amicos, noctem quietam, utque adfirmatur, non insomnem egit: luce prima in ferrum pectore incubuit. Ad gemitum morientis ingressi liberti servique et Plotius Firmus praetorii praefectus unum vulnus invenere. Funus maturatum; ambitiosis id precibus petierat ne amputaretur caput ludibrio futurum. Tulere corpus praetoriae cohortes cum laudibus et lacrimis, vulnus manusque eius exosculantes. Quidam militum iuxta rogum interfecere se, non noxa neque ob metum, sed aemulatione decoris et caritate principis.

E infatti minacciavano di morte a coloro che si allontanavano, con atrocissima forza verso Virginio, che tenevano in ostaggio nella casa chiusa. Rimproverati i fautori della sedizione retrocedendo lasciò spazio ai discorsi di coloro che partivano, finché tutti immuni si allontanassero. All'imbrunir del giorno sedò la sete con l'attingere l'acqua gelida. Allora portati i due pugnali, avendo provato entrambi, mise uno sotto il capo. Ed ben esplorata ormai che gli amici fossero partiti, trascorse una notte tranquilla, e come è attestato, non insonne: all'alba con il petto sull'arma. I liberti e i servi e Plozio Firmo,  prefetto del pretorio, entrando per il lamento del morente scoprirono una sola ferita. Fu condotto in fretta il funerale; aveva chiesto ciò con preghiere ambiziose che non gli fosse amputato il capo per essere oggetto di scherno. Le coorti pretorie portarono il corpo con lodi e lacrime, baciando le mani e la ferita. Alcuni tra i soldati si uccisero dinanzi al rogo, non per delitto né per paura, ma per imitazione del decoro e carità del principe.
(By Maria D. )

Versione tratta da Tacito