Ex fortissimis viris qui sub moenibus Troiae per decem annos, Agamennone duce et Priamo Troianorum rege, pugnaverunt, Diomedes unus ex primis fuit. Armorum peritia inferior erat Achille et Aiace Telamonio, sed Ulixe et Menelao superior; sapientia et prudentia Nestorem, Pyliorum regem, aequabat, sed hic facundiore eloquentia utebatur. Cum Ulixe noctu in intimam Troiae partem ingredi ausus est et Palladium furari, ipsius urbis praesidium firmissimum. Acerrimo proelio commisso, ut Homerus poeta quinto libro «Iliadis» nobis tradidit, etiam cum dis et deabus congressus, Venerem et Martem vulneravit. Troia capta et incensa, in urbem Argos reversus est, sed paulo post profectus in illam partem Italiae pervenit quae postea Magna Graecia appellata est ibique, dis faventibus, urbem Argos condidit, cuius etiam nunc reliquiae exstant.

Fra gli uomini molto coraggiosi che per dieci anni sotto le mura di Troia, combatterono sotto il comando di Agamennone (lett essendo comandante Agamennone abl ass) e sotto Priamo il re dei Troiani (essendo re Priamo...), Diomede fu uno tra i più illustri. Per conoscenza delle armi era inferiore ad Achille e ad Aiace Telamonio ma [fu] superiore ad Ulisse e a Menelao; per intelligenza e giudizio eguagliava Nestore, Re dei Pili, ma costui si avvaleva di una eloquenza più sciolta. Osò entrare di notte con Ulisse nella parte più interna di Troia e rubare il Palladio, presidio solidissimo della stessa città. Intrapreso un combattimento violentissimo, come il poeta Omero ci ha tramandato nel quinto libro dell'"Iliade",  scontratosi anche con gli dei e le dee, ferì Venere e Marte. Conquistata ed incendiata Troia fece ritorno nella città (di) Argo, ma poco dopo che partì giunse in quella parte dell'Italia che dopo fu chiamata Magna Grecia e qui, con il favore degli dei (lett: essendo favorevoli gli dei - abl ass) fondò Argo, di cui anche ora continuano ad esistere macerie.
(by Vogue)