Et mihi discendi et tibi docendi facultatem otium praebet. Igitur velim scire utrum putes esse phantasmata et habere propriam figuram numenque aliquod an (putes phantasmata) inania et vana esse et ex metu nostro imaginem accipere. Erat Athenis spatiosa et capax domus sed infamis et pestilens. Per silentium noctis sonus ferri et strepitus vinculorum longius primo, dee e proximo reddebatur: mox apparebat idolon, senex macie et squalore confectus, promissa barba, horrenti capillo; cruribus compedes, manibus catenas gerebat quatiebatque. Inde inhabitantibus tristes raeque noctes per metum vigilabantur, vigiliam morbus et, crescente formidine mors sequebatur. Nam interdiu quoque memoria imaginis oculis inerrabat, longiorque causis timoris timor erat. Deserta inde domus totaque illi monstro relicta est. Proinde rogo (ut) eruditionem tuam intendas. Digna res est, quam diu multumque consideres. Noli me suspensum incertumque dimittere, cum mihi consulendi causa fuerit ut dubitare desinerem.

L'ozio (il tempo libero) mi offre la possibilità di apprendere e di insegnarti. Dunque vorrei sapere se pensi che esistono i fantasmi e che hanno una propria figura e qualche autorità o pensi che i fantasmi sono vuoti e vani e l'immagine ha origine dalla nostra paura. Ad Atene c'era una casa larga e spaziosa ma infima e infestata. Durante il silenzio della notte riecheggiava in un primo momento più lontano il suono del ferro e lo strepitio delle catene poi più da vicino: poi appariva un'immagine, un vecchio consumato dallo squallore e dalla magrezza, con la barba lunga, con la capigliatura orrenda; portava i ceppi alle gambe, le catene alle mani e li scuoteva. Di conseguenza dagli abitanti venivano vigilate notti tristi e terribili per la paura, la malattia seguiva la veglia e, crescendo la paura la morte. Infatti durante il giorno anche il ricordo dell'immagine ricadeva sullo sguardo, e il timore era più persistente (esagerata) delle motivazioni della paura. Quindi la casa fu abbandonata e lasciata totalmente a quel mostro. Quindi chiedo che intende la tua erudizione. La cosa è degna, che tu la consideri molto e a lungo. Non congedarmi sospeso e incerto, avendo avuto motivo di riflettere di smettere di dubitare. Stammi bene.
(By Maria D. )

Versione da Plinio il Giovane