Cum Romulus, exercitum recensurus, continonem in campo ad Caprae paludem haberet, subito tempestas coorta cum magno fragore tonitribiusque regem operuit tam denso nimbo ut conspectum eius contioni ademerit; nec deinde in terris Romulus fuit. Cum serena et tranquilla lux, ex tam turbido die, apparuisset, Romana pubes, pavorem deponens, vacuam sedem regiam vidit; cum autem patres, qui proximi seterant, adfirmarent procella Romulum subitatem raptum esse, (pubes) maestum aliquamdiu silentium obtinuit. Deinde deum deo natum, regem parentemque urbis Romanae salvere universi Romulum iubent; pacem precibus exposcunt, ut propitius suam progeniem semper sospitet.
Mentre Romolo, per passare in rassegna l'esercito, teneva un'assemblea nel capo presso la palude delle Capre, all'improvviso una tempesta levatasi con grande fragore di tuoni avvolse il re con una nuvola così densa che tolse la sua vista all'assembea; poi Romolo non fu sulla terra. Quando, dopo una così torbida giornata, una nuce limpida e serena apparve, i giovani romani, abbandonati al terrore, videro il trono vuoto; ma poiché i patrizi, che si erano trovati vicinissimo, affermarono che Romolo era stato trascinato in aria dalla tempesta, (la gioventù) afflitta mantenne il silenzio per molto tempo. Poi tutti quanti salutarono Romolo, dio disceso dagli dei, re e fondatore della città di Roma; implorano con preghiere la pace, e che benevolo protegga la sua stirpe in ogni tempo.