Ver procellosum eo anno fuit. pridie Parilia, medio ferme die, atrox cum vento tempestas coorta multis sacris profanisque locis stragem fecit, signa aenea in Capitolio deiecit, forem ex aede Lunae, quae in Aventino est, raptam tulit et in posticis parietibus Cereris templi adfixit, signa alia in circo maximo cum columnis quibus superstabant evertit, fastigia aliquot templorum a culminibus abrupta foede dissipavit. itaque in prodigium versa ea tempestas, procurarique haruspices iusserunt. simul procuratum est quod tripedem mulum Reate natum nuntiatum erat, et a Formiis aedem Apollinis Caietae de caelo tactam. ob ea prodigia viginti hostiis maioribus sacrificatum est et diem unum supplicatio fuit.

La primavera fu burrascosa durante quell'anno. Il giorno prima delle Pariglie, circa a mezzodì, una terribile tempesta sollevatasi con il con vento distrusse molti luoghi sacri e profani; abbattè le statue di bronzo nel Campidoglio, ne portò via una che era stata depredata dal tempio di Luni, che si trova sull’Aventino, e la lasciò nelle pareti posteriori del tempio di Cerere, fece cadere altre statue nel Circo Massimo insieme alle colonne, sulle quali erano situate, distrusse alcuni frontoni turpemente strappati dalle sommità dei templi. Pertanto, quella tempesta (fu) attribuita ad un prodigio, (e quindi) gli aruspici ordinarono di compiere sacrifici espiatori. Contemporaneamente si fecero cerimonie poiché era stato annunciato che a Rieti era nato un mulo con tre zampe e da Formia che il tempio di Apollo a Gaeta era stato colpito dal cielo. Per quei prodigi furono sacrificate venti vittime adulte e per un sol giorno ci fu una cerimonia solenne