Allevò la figlia e le nipoti con tanta severità che le abituò anche al lavoro della lana e vietò loro di dire e fare qualcosa se non in pubblico, perché tutto potesse essere riportato nelle quotidiane relazioni della sua casa. Proibì a tal punto ogni rapporto con gli estranei che un giorno scrisse a L. Vinicio, giovane di buona famiglia, che si era preso un'eccessiva libertà venendo a Baia per salutare sua figlia. Personalmente, per lo più, insegnò alle nipoti a leggere, a scrivere e tutti gli altri rudimenti essenziali e per di più si impegnò perché imparassero ad imitare la sua scrittura. Non cenò mai insieme con loro se non facendole sedere ai piedi del suo letto e se viaggiavano con lui lo precedevano su un carro o cavalcavano al suo fianco.