Sed et adversus convicia malosque rumores et famosa de se ac suis carmina firmus ac patiens subinde iactabat in civitate libera linguam mentemque liberas esse debere; et quondam senatu cognitionem de eius modi criminibus ac reis flagitante: "Non tantum, " inquit, "otii habemus, ut implicare nos pluribus negotiis debeamus; si hanc fenestram aperueritis, nihil aliud agi sinetis: omnium inimicitiae hoc praetexto ad vos deferentur". Extat et sermo eius in senatu percivilis: "Siquidem locutus aliter fuerit, dabo operam ut rationem factorum meorum dictorumque reddam; si perseveraverit, in vicem eum odero". Atque haec eo notabiliora erant, quod ipse in appellandis venerandisque et singulis et universis prope excesserat humanitatis modum. Dissentiens in curia a Q. Haterio: "Ignoscas, " inquit, "rogo, si quid adversus te liberius sicut senator dixero".
Traduzione
Ma, saldo e paziente anche davanti agli insulti, alle maldicenze e ai versi diffamatori su di lui e sui suoi, affermava spesso che in una città libera le parole e il pensiero dovevano essere libere; e una volta, poiché il senato richiedeva un’inchiesta su crimini di questo tipo e sui colpevoli, disse: "Non abbiamo tanto tempo libero da dover impegnarci in molti affari; se aprirete questa finestra (non) vi permetterete di fare nient'altro; con questo pretesto, saranno demandate a voi tutte le inimicizie". C'è un suo discorso assai moderato (che fece) in senato: "Se anche (qualcuno) parlerà sfavorevolmente, mi adopererò per rendere conto delle mie azioni e delle (mie) parole; se preserverà, lo odierò a mia volta". E queste cose erano più notevoli in lui, poiché egli stesso nel chiamare e nell’onorare sia il singolo che tutti, eccedeva quasi rispetto alla giusta misura dell'educazione. Essendo in disaccordo con Quinto Aterio, nella curia, disse: "Perdonami, ti prego, se come senatore avrò detto qualcosa contro di te con troppa sfacciatezza".