Damon et Phintias fidelem inter se iunxerunt amicitiam. Cum alterum ex his Dionysius Siracusanus capite damnavisset, atque is tempus impetravisset quo, domum profectus, res suas ordinaret, alter vadem se pro reditu eius tyranno dare non dubitavit. Solutus erat periculo mortis, qui modo cervicem gladio subiectam habuerat; gladio caput suum subiecerat ille cui tuto vivere licebat : itaque omnes, et in primis Dionysius, novae et ancipitis rei exitum speculabantur. Appropinquante deinde definita die, nec illo redeunte, unusquisque tam temerarium sponsorem stultitiae damnabat. At is nihil se de amici constantia metuere praedicabat. Hora autem a Dionysio constituta, alter supervenit. Admiratus amborum animum tyrannus supplicium damnato remisit, insuperque eos rogavit ut se in societatem amicitiae reciperent.

Damone e Finzia strinsero tra loro una leale amicizia. Avendo il Siracusano Dionisio condannato a morte uno di questi, ed avendo egli ottenuto tempo in cui, andato a casa, sistemare le sue cose, l’altro non esitò a offrirsi garante al tiranno per il suo ritorno. Era libero dal pericolo di morte, colui che poco prima aveva avuto il collo posto sotto alla spada; sotto la spada aveva messo la sua testa colui al quale sarebbe stato possibile vivere al sicuro: e così tutti, e soprattutto Dionisio, osservavano l’esito della situazione bizzarra ed in bilico. Avvicinandosi poi il giorno determinato, e non essendo tornato quello, ciascuno condannava per la stoltezza il tanto temerario garante. Ma egli proclamava di non temere niente a riguardo della costanza dell’amico. E all’ora stabilita da Dionisio, l’altro arrivò. Il tiranno, meravigliatosi di fronte al coraggio di entrambi, revoco` al condannato il supplizio, e oltre a loro chiese che ammettessero lui nel vincolo di amicizia.