Per quingentos autem et quinquaginta et octo annos senatus populo mixtus spectaculo ludorum interfuit. sed hunc morem Atilius Serranus et L. Scribonius aediles ludos Matri deum facientes, posterioris Africani sententiam secuti discretis senatus et populi locis soluerunt, eaque res auertit uulgi animum et fauorem Scipionis magnopere quassauit. Nunc causam instituendorum ludorum ab origine sua repetam. C. Sulpico Petico C. Licinio Stolone consulibus intoleranda uis ortae pestilentiae ciuitatem nostram a bellicis operibus reuocatam domestici atque intestini mali cura adflixerat, iamque plus in exquisito et nouo cultu religionis quam in ullo humano consilio positum opis uidebatur. itaque placandi caelestis numinis gratia conpositis carminibus uacuas aures praebuit ad id tempus circensi spectaculo contenta, quod primus Romulus raptis uirginibus Sabinis Consualium nomine celebrauit. uerum, ut est mos hominum paruula initia pertinaci studio prosequendi, uenerabilibus erga deos uerbis iuuentus rudi atque inconposito motu corporum iocabunda gestus adiecit, eaque res ludium ex Etruria arcessendi causam dedit. cuius decora pernicitas uetusto ex more Curetum Lydorumque, a quibus Tusci originem traxerunt, nouitate grata Romanorum oculos permulsit, et quia ludius apud eos hister appellabatur, scaenico nomen histrionis inditum est. Paulatim deinde ludicra ars ad saturarum modos perrepsit, a quibus primus omnium poeta Liuius ad fabularum argumenta spectantium animos transtulit, isque sui operis actor, cum saepius a populo reuocatus uocem obtudisset, adhibito pueri ac tibicinis concentu gesticulationem tacitus peregit. atellani autem ab Oscis acciti sunt. quod genus delectationis Italica seueritate temperatum ideoque uacuum nota est: nam neque tribu mouetur nec a militaribus stipendiis repellitur.

Per un periodo di 558 anni, il senato assistette ai giochi frammisto alla plebe, fino a quando gli edili Attilio Serrano e Lucio Scribonio - al tempo in cui organizzarono i ludi in onore della Madre degli dei - abolirono tale consuetudine, seguendo l'indicazione dell'Africano Minore e discriminando, così, i settori adibiti al senato da quelli popolari. La qual cosa non fu gradita dalla plebe, e incrinò, di molto, il favore popolare accordato a Scipione. Risalirò ora alla causa originaria dell'istituzione dei ludi. Erano consoli Caio Sulpicio Petico e Caio Licinio Stolone, quando scoppiò in Roma una terribile peste, che preoccupò a tal punto la città per le sue interne sciagure da distoglierla persino dalle guerre allora in atto; ed ogni rimedio pareva ormai riposto più in qualche nuovo culto propiziatorio che in alcun umano consiglio. Cosi, per placare l'ira della potenza divina, carmi furono composti e offerti all'attento ascolto del popolo, il quale si era fino ad allora contentato degli spettacoli del circo, istituiti da Romolo al tempo del ratto delle Sabine col nome di Consualia. Ma secondo la tendenza, abituale negli uomini, di sviluppare con passione e perseveranza le più piccole premesse, i giovani aggiunsero scherzando agli inni religiosi movimenti spontanei ed incomposti del corpo: e questo diede motivo per la chiamata dall'Etruria di mimi di professione. La loro eleganza ed agilità, che derivava dalle danze tradizionali dei Cureti e dei Lidi, progenitori degli Etruschi, unitamente alla novità dello spettacolo, riusci piacevole agli occhi dei Romani, e poiché i mimi di professione erano in lingua etrusca detti "istrioni", gli attori ne ebbero tale nome. Quindi, un pò alla volta, l'arte scenica passò alle forme della satira, donde, primo fra tutti, il poeta Livio fece convergere l'attenzione degli spettatori su argomenti drammatici; ed egli stesso, autore ed attore a un tempo, perduta la voce per le numerose repliche cui gli spettatori lo costringeva, prese l'abitudine di gestire soltanto, lasciando la recitazione ad un giovane che declamava in accordo col flautista. Furono poi fatte venire in Roma di tra gli Osci le Atellane: questo genere di spettacolo ameno, debitamente contenuto dalla severità italica, fu per ciò stesso esente da ogni biasimo: tant'è vero che l'attore non viene espulso dalla sua tribù né esonerato dal servizio militare.