Videamus ergo quot gradibus beneficiorum fortuna Q. Metellum a primo originis die ad ultimum usque fati tempus numquam cessante indulgentia ad summum beatae vitae cumulum perduxerit. Nasci eum in urbe terrarum principe voluit, parentes ei nobilissimos dedit, adiecit animi rarissimas dotes et corporis vires, ut sufficere laboribus posset, uxorem pudicitia et fecunditate conspicuam conciliavit, consulatus decus, imperatoriam potestatem, speciosissimi triumphi praetextum largita est, fecit ut eodem tempore tres filios consulares, unum etiam censorium et triumphalem, quartum praetorium videret, utque tres filias nuptum daret earumque subolem sinu suo exciperet. Tot partus, tot incunabula, tot viriles togae, tam multae nuptiales faces, honorum, imperiorum, omnis denique gratulationis summa abundantia, cum interim nullum funus, nullus gemitus, nulla causa tristitiae. Caelum contemplare, vix tamen ibi talem statum reperies, quoniam quidem luctus et dolores deorum quoque pectoribus a maximis vatibus adsignari videmus.
Vediamo dunque con quanti passi verso le onorificenze la fortuna condusse Quinto Metello dal primo giorno della nascita fino all’ultimo periodo del tempo destinato della sua vita, non mancando mai la benevolenza, al punto più alto della vita beata. Essa volle farlo nascere in una nobile città delle terre, gli diede genitori assai insigni, aggiunse rarissime qualità dell’animo e forze del corpo affinché egli potesse resistere alle fatiche, gli procurò una moglie illustre per la castità e per la fecondità, gli concesse l’onore del consolato, la carica di comandante supremo, il pretesto per uno splendido trionfo, fece in modo che vedesse nel medesimo tempo tre figli ex-consoli, uno anche ex-censore e trionfatore, un quarto ex-pretore e che potesse dare in sposa le tre figlie e prendere sotto la sua protezione la loro progenie. Tanta prole, tante fasce, tante toghe virili, così tante fiaccole nuziali, una grandissima abbondanza di onori, di cariche e poi di ogni dimostrazione di riconoscenza, mentre intanto non c’era nessuna morte, nessun gemito, nessun motivo di tristezza. Contempla il cielo, lì troverai a fatica una tale condizione, dal momento che certamente vediamo che i lutti e i dolori sono attribuiti agli animi anche degli dei dai più importanti poeti.