Non est dubium quin nostra civitas numquam oculos remotos ab exactissimo cultu caerimoniarum habuerit. Cum M. Marcellus, qui potitus erat et Clastidio et Syracusis, quintum consulatum gerens templum – quod voverat – Honori et Virtuti consecrare vellet, a collegio pontificum impeditus est. Nam patres negabant unam cellam duobus diis recte dicari: si quid prodigii in ea accidisset, futurum esse ne dignosceretur utri deo rem divinam fieri oporteret, nec duobus diis una sacrificari solere. Ea pontificum admonitione effectum est ut Marcellus in separatis aedibus Honoris ac Virtutis simulacra statueret, neque collegio pontificum auctoritas Marcelli, amplissimi viri, inpedimento fuit quominus religionibus suus tenor suaque observatio redderetu
Non c'è dubbio che la nostra cittadinanza non abbia mai distolti gli occhi da un' osservanza impeccabile dal culto delle cerimonie (della liturgia). Poiché M. Marcello, che si era impadronitosi sia di Casteggio sia di Siracusa, console per la quinta volta, avrebbe voluto consacrare agli dei Onore e Virtù un tempio -che loro doveva per voto - ne fu impedito dal collegio dei pontefici. Infatti i padri sostenevano che non si poteva ragionevolmente dedicare una sola cappella a due divinità: poteva darsi, infatti, che, se vi si fosse verificato qualche prodigio, non fosse poi chiaro in onore di quale delle due divinità si dovesse celebrare l'ufficio religioso, e d'altro canto la consuetudine comportava che non si sacrificasse contemporaneamente a due dei non precisati. Risultato dell'avvertimento del pontefici fu che Marcello fece collocare in tempietti separati le statue di Onore e di Virtù: né il prestigio dell'autorevolissimo personaggio impedì al collegio dei pontefici che i principi religiosi fossero rispettati e si rendesse loro il dovuto ossequio.