Itaque diligens dominus, cum et ab ipsis, tum et ab solutis, quibus maior est fides, quaerat an ex sua constitutione iusta percipiant. Atque ipse panis potionisque bonitatem gustu suo exploret; vestem, manicas, pedumque tegmina recognoscat. Saepe etiam querendi potestatem faciat de iis, qui aut crudeliter eos aut fraudulenter infestent. Nos quidem aliquando iuste dolentes tam vindicamus, quam animadvertimus in eos, qui seditionibus familiam concitant, qui calumniantur magistros suos; ac rursus praemio prosequimur eos, qui strenue atque industrie se gerunt. Feminis quoque fecundioribus, quarum in sobole certus numerus honorari debet, otium nonnumquam et libertatem dedimus, cum plures natos educassent. Nam cui tres erant filii, vacatio, cui plures libertas quoque contingebat. Haec et iustitia et cura patris familias multum confert augendo patrimonio.

Pertanto il padrone diligente e da questi anche da quelli che sono sciolti e più veritieri, indaghi se, come è stabilito per essi, ricevano il giusto. Ed assaggi il pane e la bevanda egli stesso per riconoscerne la bontà e riveda i vestiti, le maniche e i calzari, dia loro spesso ancora l'adito a querelarsi contro coloro, dai quali con crudeltà e con frode vengono travagliati. Quanto a me*, così rendo a quelli giustizia, che talvolta con ragione si lagnano, come punisco quelli che con ammutinamenti scuotono la famiglia, che calunniano i loro capi e all'incontro do premio a coloro che si comportano con efficacia ed operosità. Anche alle femmine più feconde, alle quali per la prole di un certo numero si deve fare onore, quando avevano allevati più figli, ho dato riposo e la libertà e qualche volta a quella che aveva tre figli, l'astenzione dal lavoro, a quella che ne aveva di più toccava la libertà. Questa nel capo di casa è giustizia ed attenzione insieme, giova assai ad accrescere gli averi.

* Lett. "noi" ma è plurale majestatis quindi traduciamo "io, me"
P. S. anche i verbi sono al plurale ma li traduciamo al signolare