Θαυμαω δ' εγωγω, ει μηδεις υμων μητ' ενθυμειται μητ' οργιζεται ορων ... ουδεποτ' ουδεν ημιν μη γενηται των δεοντων. (Demostene, Filippiche)

Mi stupisco del fatto che nessuno di voi sia indotto alla riflessione e si adiri vedendo, o Ateniesi, che la guerra è iniziata con lo scopo di punire Filippo, mentre ora termina con l'obiettivo di non subire danni da Filippo. Ma che non si arresterà è evidente, a meno che qualcuno non lo fermi. E noi sopporteremo questo? E ritenete che tutto possa procedere bene una volta che abbiate inviato triremi vuote e le vane speranze suscitate da questo o quell'altro oratore? Non ci imbarcheremo? Non parteciperemo noi stessi alla spedizione in modo che una parte almeno delle truppe sia costituita da milizie cittadine, ora, se non l'abbiamo fatto prima? Non dirigeremo le nostre navi contro il suo territorio? "Ma dove approderemo?", ha domandato qualcuno. Sarà la guerra stessa, o Ateniesi, a individuare i suoi punti deboli, purché vogliamo impegnarci. Se invece ce ne staremo a casa nostra ad ascoltare gli oratori che si insultano e si accusano a vicenda, non potrà verificarsi mai nulla di ciò di cui abbiamo bisogno.