Ἐγὼ γάρ, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, πρῶτον μέν, ἡνίκ' ἔπειθόν τινες ὑμᾶς, τῶν ἐν Εὐβοίᾳ πραγμάτων ταραττομένων, βοηθεῖν Πλουτάρχῳ καὶ πόλεμον ἄδοξον καὶ δαπανηρὸν ἄρασθαι, πρῶτος καὶ μόνος παρελθὼν ἀντεῖπον, καὶ μόνον οὐ διεσπάσθην ὑπὸ τῶν ἐπὶ μικροῖς λήμμασιν πολλὰ καὶ μεγάλ' ὑμᾶς ἁμαρτάνεινν πεισάντων· καὶ χρόνου βραχέος διελθόντος, μετὰ τοῦ προσοφλεῖν αἰσχύνην καὶ παθεῖν οἷα τῶν ὄντων ἀνθρώπων οὐδένες πώποτε πεπόνθασ' ὑπὸ τούτων οἷς ἐβοήθησαν, πάντες ὑμεῖς ἔγνωτε τήν τε τῶν τότε ταῦτα πεισάντων κακίαν καὶ τὰ βέλτιστ' εἰρηκότ' ἐμέ.
5. Io infatti, o cittadini ateniesi, in primo luogo, quando alcuni di voi vi persuadevano, quando la situazione in Eubea era tutta in subbuglio, a recare aiuto a Plutarco, e a sobbarcarsi una guerra da cui non si ricavava nessuna gloria e dispendiosa, per primo e da solo essendomi alzato mi opposi e poco mancò che non fu fatto a pezzi da quelli che per misero guadagno vi avevano persuaso a commettere errori spesso e in malo modo (molti e grandi), e trascorso breve tempo oltre che ad attirarvi vergogna e soffrire pene quali mai nessuno degli uomini esistenti ha sofferto mai da parte di quelli, ai quali era corso in aiuto, tutti voi riconosceste e la cattiveria di quelli che (vi) avevano consigliato queste cose e che io avevo detto le cose più sensate.