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Eulogos pagina 190 numero 40

Εν τω πεδιω προς της Τροιας, η μαχη χαλεπη και αγχωμαλος ην. Εκτωρ, ο των Δαρδανων προμος, εις την Ιλιον εισηρχετο και εις τον οικον ετρεχε· αδινως γαρ εν τω θυμω την φιλην αλοχον κιχανειν και παλλειν το τεκνον εθελεν. .... Εκτωρ, και επι την μαχην επειχεν.

Sulla pianura davanti a Troia c'era una battaglia ostile e con esito incerto. Ettore campione dei dardani (dei troiani) si dirigeva a Troia e si affrettava verso casa; infatti aveva intensamente nel cuore l'amata; voleva raggiungere la moglie e prendere in braccio il figlio. Ma Andromaca dalle bianche braccia era fuori dalle stanze (dimore), infatti la regina con il figlio e con la nutrice era sulla torre molto angosciata. Quando il nobile Ettore giungeva alle porte Scee raggiungeva la splendida sposa con il figlio. Andromaca piangeva e pregava il nobile sposo di abbandonare la battaglia e di rimanere sulla torre con queste parole:"mio buon signore (δαιμονιε) non hai compassione di tua moglie e di tuo figlio? Sono destinata a diventare vedova e orfano (tuo) figlio. Rimani sulla torre più elevata di Troia dove sei utile per i troiani". Così rispondeva Ettore e con la mano accarezzava (imper. Di καταρρέζω) le guance della sposa e le asciugava le lacrime: "Non essere in pena oltre misura mia signora nessuno è capace di gettarmi nell'Ade, non è infatti possibile sfuggire il destino, ma porta a casa. i tuo problemi e ordina ai servi di mettersi all'opera. Così rispondeva il guerriero Ettore e si dirigeva verso la battaglia.