Τι ουν, αν τις ειποι, ταυτα λεγεις ημιν νυν; Ινα γνωτ', ω ανδρες Αθηναιοι, και αισθηστ' αμφοτερα, και το προιεσθαι καθ'εκαστον αει τι των πραγματων ... υποστειλασθαι περι ων υμιν συμφερειν ηγουμαι. (Demostene, Olintiaca 1)
Traduzione libera
Perché dunque, potrebbe dire qualcuno, ci dici adesso queste cose? Perché sappiate, o Ateniesi, e vi rendiate conto di entrambe le cose, sia com’è svantaggioso lasciar perdere sempre ad una ad una qualcuna delle occasioni sia l’energica attività di cui si serve e con cui convive Filippo, per cui non c’è motivo perché, appagato dalle imprese compiute, se ne stia tranquillo. 5 Per gli dei, chi di voi è così ingenuo da ignorare la guerra che di là arriverà qui se non ce ne preoccuperemo? Ma certo, se questo accadrà, o Ateniesi, io temo che sembriamo esserci abbandonati all’ozio a caro prezzo, cercando anche tutto per il piacere in seguito veniamo nella necessità di fare molte e difficili cose di quelle che non vorremmo. Qualcuno forse potrebbe dire che il rimproverare sia più facile e di tutti, mentre il mostrare cosa bisogna fare riguardo alle circostanze presenti, questo sia proprio di un consigliere. Questo io non ignoro, o Ateniesi, che spesso voi montate in collera non con i colpevoli ma con chi ha parlato per ultimo sulla situazione politica, se qualcosa non è andata secondo le intenzioni; non penso però che sia necessario, guardando alla propria sicurezza, tacere su quelle cose che ritengo siano utili a voi.