Προσῆλθε Ξενοφῶντι τῶν πελταστῶν ἀνὴρ εἰπὼν δεδουλευκέναι Ἀθήνησι καὶ ὅτι γιγνώσκοι τὴν φωνὴν τῶν ἀνθρώπων· «Καὶ οἶμαι», ἔφη, «ἐμὴν ταύτην πατρίδα εἶναι· καὶ εἰ μή τι κωλύει, ἐθέλω αὐτοῖς διαλεχθῆναι». Ὁ Ξενοφῶν ἀπεκρίνετο· «Ἀλλ᾿ οὐδὲν κωλύει· ἀλλὰ διαλέγου καὶ μάθε πρῶτον τίνες εἰσίν»... (Senofonte)
Si avvicinò a Senofonte un uomo frai peltasti, dicendo di essere stato schiavo ad Atene e che conosceva il linguaggio degli uomini. "E penso", disse, "che questa sia la mia patria; e se qualcosa non lo impedisce, desidero parlare con loro". Senofonte rispondeva: "Ma nulla lo impedisce; anzi, parla e capisci (μάθε, imperativo μανθάνω) prima chi sono". Quelli dissero che erano (lett pres) Macroni. "Chiedi loro, dunque", disse Senofonte, "perché hanno schierato (perf. ἀντιτάσσω) le (loro) forze e perché desiderano (χρήζω) essere nostri nemici". Quelli rispondevano: "Perché anche voi venite contro la nostra terra". I generali ordinavano di dire: "Siamo venuti (ἐληλύθαμεν, perf 1a pl ἔρχομα)ι non per farvi (part fut con valore finale) del male, ma dopo aver combattuto contro il re, torniamo in Grecia, e vogliamo ritornare (ἀφικνέομαι) per mare". Quelli domandavano se potessero dare (ottativo potenziale) pegni di ciò. I generali dissero di volerle sia dare che ricevere. Da qui i Macroni danno una lancia barbara ai Greci, i Greci invece (danno una lancia) una greca a quelli; dicevano infatti che queste erano pegni; entrambi invocarono gli dei a testimoni.
(By Vogue)